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Ritorno volontario assistito (RVA)

Da diversi anni il CIR realizza progetti di Ritorno Volontario Assistito (RVA) per sostenere e accompagnare i cittadini di paesi terzi che scelgono di fare ritorno nel loro paese di origine, dalla pre-partenza sino alla reintegrazione.

Integrazione di ritorno 3

È un progetto co-finanzato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno – FONDO FAMI 2014-2020 Ob.Specifico 3 Ob. Nazionale 2 e realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati – Onlus (CIR) in partenariato con Oxfam Italia, CISP – Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli e Progetto Mondo MLAL.

Il progetto prevede l’accompagnamento di 270 cittadini provenienti da COLOMBIA, ECUADOR, PERÙ, GHANA, MAROCCO, NIGERIA e SENEGAL nel processo di Ritorno Volontario Assistito e reinserimento socio-economico nel proprio Paese di origine.

Il programma, che accetta segnalazioni da tutto il territorio nazionale, mette a disposizione servizi di orientamento, assistenza sociale e legale per migranti che vogliono tornare nel proprio Paese di origine, presso lo Sportello di Roma e lo Sportello di Milano. Garantisce anche il supporto per la preparazione della documentazione di viaggio in collaborazione con i Consolati, l’organizzazione e il pagamento del viaggio, l’assistenza aeroportuale e un contributo economico pari a 400€ a persona per le spese di prima necessità.

Aspetto qualificante è la realizzazione di un progetto di reintegrazione individualizzato nel paese di ritorno, reso possibile da un contributo economico e dalla presa in carico qualificata – sia in Italia che in loco – realizzata da personale esperto. Il contributo per l’attuazione dei piani di reintegrazione di 1.600€ per singoli o capofamiglia (da erogare in beni e servizi), integrato del 50% (pari a 800€) per ogni persona maggiorenne a carico e del 30% (pari a 480€) per i minorenni a carico. Il processo di reintegrazione nel Paese di origine sarà inoltre rafforzato da un’attività di accompagnamento e counselling realizzata in Italia e in loco per sviluppare al meglio i micro progetti di inserimento socio-professionale. In ECUADOR e COLOMBIA le attività saranno gestite da OXFAM Italia con la collaborazione di associazioni locali; in GHANA e NIGERIA le attività verranno gestite dal CISP con la collaborazione di associazioni locali e in PERÙ, MAROCCO e SENEGAL le attività saranno gestite dalla ONG italiana ProgettoMondo Mlal.

Il progetto vuole andare a consolidare la reintegrazione socio-economica nei Paesi di ritorno, anche attraverso una ricerca volta ad analizzare la sostenibilità dei piani di reintegrazione socio-economica e di impresa sviluppati. I dati della ricerca verranno raccolti, con appositi questionari strutturati quali/quantitativi, dagli operatori del progetto e analizzati dall’Università degli Studi di Bologna.

L’esperienza maturata, i risultati raggiunti

L’iniziativa raccoglie l’esperienza sviluppata dal CIR e dai Partner sul tema del RVA, in particolare nei progetti “Integrazione di Ritorno 1 e 2” che hanno garantito a 101 persone un ritorno consapevole, dignitoso e focalizzato alla reintegrazione nei Paesi di origine, grazie alla stretta collaborazione tra lo staff in Italia, le ONG e le associazioni locali che hanno assicurato lo sviluppo dei percorsi di reinserimento socio-economico nei Paesi di origine e il loro monitoraggio. 60 migranti sono tornati in Ecuador, 17 in Perù, 14 in Ghana e 10 in Colombia.

Le storie di chi è tornato

Molte le storie che in questi anni abbiamo incontrato, segnate da difficoltà, lontananze e mancanze. Motivi complessi che intrecciavano le ragioni del contesto con i propri vissuti.

C’è la storia del Sig. AK che ha 68 anni ed è arrivato in Italia dal Ghana nel 2007. Lì ha lasciato moglie e cinque figli. Quando viene segnalato al nostro progetto, il Sig. AK è stanco di vivere in Italia senza prospettive lavorative e lontano dai suoi affetti. La sua permanenza è stata molto difficoltosa e ora si trova in una condizione di estrema difficoltà economica: vuole ritornare nel suo Paese per ricongiungersi finalmente con i suoi familiari e ritrovare un modo per contribuire al benessere familiare. In Ghana AK vorrebbe gestire insieme alla moglie una struttura in cui immagazzinare e vendere al dettaglio abiti usati, ne ha già parlato con lei che è felice di riaccoglierlo e di ricominciare con lui una nuova parte di vita insieme. Il 22 maggio 2015 il Sig AK ha felicemente riabbracciato la sua famiglia in Ghana ed oggi gestisce il negozio con la moglie cercando di coinvolgere il più possibile anche i figli in modo da garantire loro un futuro. Grazie al contributo di reintegrazione del Progetto il Sig. AK ha dato infatti vita alla sua attività: il contributo è stato utilizzato per acquistare la merce e trasportarla da Accra a Kumasi. La presenza di una forte rete familiare è stata essenziale per il successo del progetto.

O fatta di vulnerabilità come quella di I., arrivata in Italia nel 2009 lasciando in Ecuador due figli. Ha lavorato come badante, operaia, addetta alle pulizie, cameriera, cuoca in un ristorante. Ha anche trovato un nuovo compagno da cui ha avuto un bambino. Ma l’uomo si è purtroppo rivelato violento e I. è anche finita in ospedale diverse volte prima di riuscire a separarsi. La situazione economica si è improvvisamente complicata, ha perso il lavoro, non è più riuscita a sostenere i costi dell’affitto e dell’asilo per il figlio. Si è rivolta al progetto per tornare a casa. In Ecuador dopo diverse difficoltà d’inserimento, dovute soprattutto alla mancanza di una rete familiare e di supporto e dove altri 2 figli l’aspettavano, è riuscita a stabilirsi in una nuova casa con i tre figli. Ha avviato un’attività di vendita di bibite e alimenti preparati in casa. I figli frequentano la scuola pubblica.

E storie fatte anche di professionalità da reinvestire, come quella di SCR e della sua compagna, SLJE, nati entrambi in Perù. SCR è arrivato in Italia nel 2009 dove ha iniziato a lavorare come infermiere. L’anno dopo lo ha raggiunto SLJE, anche lei infermiera, che ha iniziato a lavorare in una casa di cura. La loro famiglia in Italia si è arricchita di 2 figlie. Ma poi è arrivata la crisi lavorativa e la difficoltà di pensare a un futuro costruttivo con un nucleo familiare che cresce. Hanno deciso di tornare a casa grazie al progetto Integrazione di Ritorno 2, intenzionati ad avviare un’attività commerciale nel settore sanitario. Il progetto ideato per la reintegrazione è coerente con la professionalità dei coniugi. Grazie al contributo del progetto e alla presenza di un locale di proprietà riescono ad avviare in tempi rapidissimi una parafarmacia che arricchiscono anche con servizi domiciliari di assistenza sanitaria.

Queste alcune tracce di percorsi migratori che ad un certo punto si volgono indietro verso il paese d’origine per guardare al futuro. Persone che dopo anni di permanenza nel nostro paese scelgono volontariamente di tornare a casa, ognuna con la propria storia, un progetto di vita, le ragioni per ricominciare.