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Integrazione di Ritorno 3: le storie di chi è tornato a casa

Roma, 6 dicembre 2017 – Integrazione di Ritorno 3  è un progetto co-finanzato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno – FONDO FAMI 2014-2020 Ob.Specifico 3 Ob. Nazionale 2 – e realizzato dal Consiglio Italiano per i Rifugiati in partenariato con Oxfam ItaliaCISP Progetto Mondo MLAL.

Il progetto prevede l’accompagnamento di 270 cittadini provenienti da COLOMBIA, ECUADOR, PERÙ, GHANA, MAROCCO, NIGERIA e SENEGAL nel percorso di Ritorno Volontario Assistito e reinserimento socio-economico nel proprio Paese di origine.

In questi mesi il CIR ha raccolto le storie di coloro che ce l’hanno fatta:

  • La storia di Rodrigo: rientrato in Ecuador per stare vicino alla famiglia, ora gestisce con successo la sua attività di vendita fiori e piante

Rodrigo è arrivato in Italia dall’Ecuador nel 2000 per riuscire a migliorare la sua situazione economica. A Roma ha conosciuto sua moglie, anche lei ecuadoriana, da cui ha avuto due figli. Titolare di un permesso per  soggiornante di lungo periodo, ha lavorato come muratore e come elettricista fino al 2012, quando è dovuto tornare in Ecuador per un lutto familiare.

Dopo un periodo in Ecuador, nel 2016 decide di rientrare in Italia da solo, a seguito di una promessa di lavoro, mai mantenuta. Così si è trovato lontano dalla famiglia, senza un lavoro e senza i soldi per pagare l’affitto né per mangiare. A fine 2016 si è rivolto al CIR di Roma per poter accedere al progetto Integrazione di Ritorno 3, e tornare dalla sua famiglia in Ecuador.

Una volta giunto a Quito, Rodrigo ha avviato l’attività prevista dal progetto di reintegrazione: la produzione e la vendita al dettaglio di fiori e piante.

Nonostante le iniziali difficoltà, dovute alla distruzione di metà della coltivazione a causa di una malattia delle piante, l’implementazione del progetto, supportata dall’organizzazione e dal partner in loco, Oxfam e Fundaciòn Esperanza, ha avuto molto successo. Rodrigo si dice molto contento, non solo perché grazie al progetto la famiglia è di nuovo unita, ma anche perché finalmente ha la possibilità di dedicarsi a un’attività che lo soddisfa, in collaborazione con sua moglie.

Ad oggi il suo progetto imprenditoriale funziona benissimo e gli permette di mantenere la sua famiglia, tanto che Rodrigo sta producendo nuovi fiori e vorrebbe espandersi.

  • Al rientro dall’Italia R.T. apre il suo ‘Fruity Bar’ in Ecuador

R.T. si è trasferito in Italia dall’Ecuador nel 2000, per uscire da una complessa situazione economica, resa instabile da lavori irregolari e stipendi molto bassi. Entrato con visto turistico, poi regolarizzato con la sanatoria del 2002, ha vissuto in Italia insieme a un fratello, l’ormai ex moglie e i loro due figli.  Ha sempre lavorato, effettuando consegne con il furgone in un primo periodo, poi fornendo assistenza domiciliare ad anziani. Nel 2015 però R.T. inizia ad accusare seri problemi fisici, che gli impediscono di svolgere i lavori cui si è sempre dedicato, perché troppo faticosi per le sue condizioni.

Nel dicembre 2016, quando si rivolge al CIR di Milano per partecipare al Progetto Integrazione di Ritorno 3, è convinto di non aver più nessun futuro in Italia, dove si trova  costretto a un impiego part-time che aggrava le sue condizioni e neppure gli permette di coprire le spese per vivere. Ormai desidera solo tornare in Ecuador e ricominciare da capo con la nuova compagna, una donna honduregna conosciuta in Italia.

R.T. ha fin da subito le idee chiare, con il contributo economico messo a disposizione dal progetto elabora, assistito dalle operatrici CIR, un piano di reintegrazione socio-economica che gli consente di riuscire a pagarsi un affitto per sei mesi e di avviare una micro-attività imprenditoriale in Ecuador.

Assistito dall’organizzazione e dal partner in loco,  Oxfam e Fundaciòn Esperanza, ha trovato in affitto un locale in una cittadina molto turistica, dove ha deciso di aprire il suo “Fruity Bar”, un bar che offre anche frullati, frappè, churros, panini e waffle.  Il  locale ha aperto nella primavera 2017, l’attività è partita e ha funzionato molto bene, attirando molti clienti incuriositi dalla novità.

R.T. è molto felice, con il supporto della famiglia sta riuscendo a realizzare con successo il suo reinserimento socio-lavorativo in Ecuador.

  • Luz torna a casa in Colombia e diventa promoter di prodotti Make-Up

Luz  è arrivata in Italia nel 2001 per lavoro,  lasciando in Colombia  2 figlie, di cui una malata.

Ha deciso di migrare in Italia proprio per riuscire a mettere da parte dei soldi per garantire alla figlia le visite e le cure mediche specialistiche di cui aveva bisogno. Nonostante sia riuscita ad aiutare le figlie durante questi 15 anni lavorando come colf e badante, a inizio 2017 è arrivata al punto di voler tornare a casa, spinta soprattutto dal desiderio di tornare vicino alla figlia, le cui condizioni di salute si sono aggravate negli ultimi anni.

Luz è tornata dalle figlie in Colombia a giugno, per dedicarsi ad un’attività di rappresentante e venditrice di prodotti cosmetici e profumi ed è riuscita, supportata dall’organizzazione e dal partner in loco,  Oxfam e Fundaciòn Esperanza, ad implementare positivamente il suo progetto già nei primissimi mesi. Il piano di integrazione sta andando molto bene: grazie a questo lavoro è riuscita a stare accanto alla figlia, hanno potuto consultare degli specialisti e riescono ad avere gratuitamente i medicinali. Dal punto di vista professionale ha iniziato a vendere, ampliato la sua rete di contatti ed è molto soddisfatta.

  • La storia di Obi: dopo anni difficili in Libia e in Italia, torna in Nigeria e avvia la sua attività di ‘taxi keke napep’

Obi, nigeriano di 30 anni, è arrivato in Italia dalla Libia nel luglio 2015. La sua destinazione finale non è mai stata l’Italia, il viaggio intrapreso dalla Nigeria mesi prima, aveva come unico scopo quello di raggiungere il fratello in Libia per poter lavorare lì e poter sostenere il figlio rimasto a Obeledu.  Decide poi di imbarcarsi a causa della situazione in Libia, su insistenza del fratello che era stato incarcerato.

Segnato dalla drammatica traversata nel Mediterraneo, dichiara di rendersi conto che “In Nigeria non si sta così male da giustificare un viaggio del genere”. In Italia ottiene un permesso di soggiorno per richiedente asilo e vive in un centro di accoglienza a Milano. Dopo un anno e mezzo in Italia, ha ben compreso il sistema di accoglienza previsto in Italia, è riconoscente per l’assistenza ricevuta ma ritiene che il suo progetto di vita sia un altro.  Decide così di accedere al progetto di ritorno volontario assistito Integrazione di Ritorno 3 contattando il CIR di Milano per tornare in Nigeria e di dedicarsi all’attività di tassista, perché, riferisce, anche se è considerato un lavoro di basso livello gli permette di guadagnare e garantisce maggiore continuità e sicurezza per sé e il figlio rispetto alle attività di business in città.

Obi vive attualmente a Nnobi, nello stato di Anambra e svolge l’attività di tassista con un mezzo a tre ruote (keke napep). Obi è stato incoraggiato dai partner in loco ad aprire un conto in banca dove depositare i risparmi.  Anche la moglie collabora  nella gestione della contabilità e occupandosi delle questioni fiscali e bancarie. L’attività procede bene ed il desiderio di Obi è di acquistare in tempi brevi un altro taxi per espandere il business. Sin dall’inizio Obi è stato felice di essere ritornato nel suo paese d’origine e motivato a iniziare l’attività economica, ha espresso una valutazione molto positiva sull’assistenza ricevuta in Italia e nel paese d’origine, e ha espresso la volontà di rimanere in Nigeria con la sua famiglia.

  • Stephen rientra in Ghana e apre il primo negozio di rivendita di carne congelata nel suo villaggio d’origine

Stephen 45 anni, arriva in Italia nel 2002, dopo aver trascorso un anno in Libia.  Per più di 10 anni vive e lavora stagionalmente nei campi a Brindisi, per poter mantenere la  moglie e i 2 figli rimasti in Ghana. Quando si rivolge al CIR di Roma si trova in grande difficoltà: senza fissa dimora, con il permesso di soggiorno scaduto e disoccupato da più di un anno, la sua situazione è aggravata anche da problemi fisici, dato che Stephen presenta ustioni da zolfo su tutto il corpo. A questo punto è consapevole che la sua permanenza in Italia non ha più senso e vorrebbe finalmente tornare in Ghana dai figli e la moglie, per poter aprire con lei un’attività di rivendita di carne congelata.

Stephen arriva in Ghana a gennaio 2017. La sua idea di aprire un’attività di rivendita di carne congelata si rivela molto positiva. Appena rientrato nel paese, Stephen viene seguito dal partner locale nell’intero processo necessario ad aprire l’attività. Per iniziare, Stephen torna al suo villaggio d’origine, Doma Ahenkro in Brong Ahafo, e svolge una breve indagine di mercato per individuare potenziali clienti: nel suo villaggio risulta non esistere un altro rivenditore di carne congelata. Stephen procede con l’acquisto di un congelatore e un maiale,  prende in affitto un locale nel villaggio, e successivamente acquista gli attrezzi necessari al lavoro.

Già all’inizio di maggio inizia a ottenere i primi guadagni che gli permettono di fare un secondo acquisto di carne. A metà giugno inizia a guadagnare abbastanza per sostenere la sua famiglia. Stephen si dice molto contento e pienamente  soddisfatto dell’assistenza ricevuta.

 

Per maggiori informazioni sulla misura del Ritorno Volontario Assistito e sul Progetto Integrazione di Ritorno 3 del CIR:

ritornovolontarioassistito@cir-onlus.org

Elisabetta Tuccinardi

Responsabile di Progetto

06 69200114 int. 237

Anna Galosi

Desk Officer

0669200114 int. 238