Arrivi e salvataggi in mare

L’obbligo imperativo per gli Stati di tutelare la vita umana in mare attraverso operazioni di soccorso e la predisposizione di mezzi e personale necessario per gli interventi di ricerca e salvataggio in mare (SAR) è un consolidato principio di diritto internazionale dettato da diverse Convenzioni di diritto del mare.

Si tratta di norme sovranazionali che prevalgono su accordi bilaterali, Memorandum d’intesa e scelte politiche per il contrasto dell’immigrazione irregolare. E, nel caso in cui riguardano navi con a bordo migranti soccorsi in mare, tali norme vanno lette insieme ai principi contenuti nella Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951. In particolare, il divieto di respingimento come stabilito all’art. 33: «nessuno Stato contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche».

La Convenzione SAR prevede in capo allo Stato che ha coordinato il soccorso anche il dovere accessorio di assicurare che lo sbarco dei naufraghi avvenga in un “luogo sicuro”, obbliga infatti gli Stati a “…garantire che sia prestata assistenza ad ogni persona in pericolo in mare… senza distinzioni relative alla nazionalità o allo status di tale persona o alle circostanze nelle quali tale persona viene trovata” ed a “…fornirle le prime cure mediche o di altro genere ed a trasferirla in un luogo sicuro.

Da quando la guerra alle navi che soccorrono i migranti nel Mediterraneo ha avuto inizio, abbiamo visto un aumento esponenziale dei morti rispetto ai migranti sbarcati. di quanti in percentuale perdono la vita.

Ci sono diversi modi di leggere i numeri. Alle acclamazioni sulla diminuzione degli sbarchi nel 2019 corrispondono infatti i dati drammatici sul tasso di mortalità sulla rotta del Mediterraneo centrale. Si è passati da una vittima ogni 38 persone tra quanti cercavano di arrivare nel 2017 a uno ogni 14 nel 2018 (dati UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati). Nel 2019 a fronte di soli 471 migranti arrivati attraverso il Mediterraneo Centrale ben 152 persone hanno perso la vita su questa rotta (dati OIM – Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo). Con l’aggravante che l’85% delle persone soccorse o intercettate nella SAR libica sono state ricondotte in Libia, dove sono ormai note le terribili condizioni di detenzione. L’analisi di Filippo Grandi che ci racconta una storia ben più complicata.

Una cosa è condividere regole civili per comportamenti trasparenti, un’altra impedire operazioni di soccorso con un risultato evidente: diminuisce il numero delle persone sbarcate, ma aumenta il numero delle persone che muoiono nel tentativo di arrivare.

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