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Domande Frequenti

Come posso richiedere asilo?

Se vuoi presentare richiesta di asilo in Italia puoi farlo presso la Polizia di Frontiera, al momento dell’arrivo, o alla Questura, Ufficio Immigrazione della Polizia, se già ti trovi in Italia. Per poter presentare la richiesta d’asilo è necessario indicare un domicilio, ovvero un indirizzo che sarà riportato poi sul permesso di soggiorno. A tal fine è importante sapere che esistono delle associazioni/enti che possono rilasciare una dichiarazione di domicilio ai richiedenti asilo. Quando ti rechi a fare domanda di asilo la Polizia effettua una procedura di identificazione, durante la quale sei fotografato e ti vengono prese le impronte digitali (questa operazione si chiama fotosegnalamento). In questa occasione, ti viene consegnato un cedolino, una striscia di carta sui cui sono segnati i tuoi successivi appuntamenti con la Questura. Durante successivi appuntamenti, ti verrà consegnato un permesso di soggiorno temporaneo.

La tempistica appena descritta può subire delle variazioni e, in alcuni casi, il permesso di soggiorno temporaneo può essere rilasciato fin dai primi appuntamenti. Allo stesso modo le fasi che tra poco descriveremo possono verificarsi con delle leggere differenze. Nella pratica la procedura, però, è sempre la stessa!

Nello stesso momento in cui viene fatto il fotosegnalamento avviene, di norma, la formalizzazione (o verbalizzazione) della domanda, durante il quale viene compilato il “Modello per il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra” (chiamato Modello C/3 o semplicemente “verbale”) dove sono inserite informazioni che riguardano te, la tua famiglia, il viaggio che hai condotto per giungere in Italia ed i motivi per cui hai lasciato il tuo Paese di origine. In questa fase della procedura hai il diritto di essere affiancato da un interprete della tua lingua. Prima della compilazione del Modello C/3 ti sarà richiesto di allegare un racconto della tua storia personale che puoi scrivere nella tua lingua. In questa occasione, nel caso tu possegga il passaporto nazionale devi consegnarlo alla Questura, che ne fa una copia e te la consegna. La Questura terrà l’originale del passaporto fino alla conclusione della procedura. Nel caso tu abbia altri documenti che siano legati alla tua storia (es. carta di identità, tessere di partito, certificati medici attestanti le violenze subite, tessere universitarie) devi consegnare delle copie alla Polizia e presentare gli originali il giorno dell’intervista con la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Questi documenti possono essere importanti al fine di dimostrare quanto accaduto nel tuo Paese di origine. Con la compilazione del Modello C/3 la verbalizzazione della domanda è conclusa.

Nelle grandi città la verbalizzazione potrebbe avvenire in una fase successiva a quella del fotosegnalamento. In questo caso la Questura ti fisserà un nuovo appuntamento.

Successivamente, la Polizia procede a contattare l’Unità Dublino del Ministero dell’Interno, che verifica se l’Italia, in base al Regolamento Dublino, è lo Stato competente a esaminare la tua domanda di asilo.

Per questa ragione è molto importante che al momento della compilazione del Modello C/3 comunichi alla Polizia tutte le informazioni richieste, e nello specifico se hai parenti in altri Paesi europei, se essi sono richiedenti asilo o rifugiati, se hai un particolare legame con un altro Paese europeo e notizie sulle tue condizioni di salute. Tutte queste informazioni sono importanti per la determinazione dello Stato competente a esaminare la tua domanda di asilo.

Qualora dalle verifiche effettuate dall’Unità Dublino, l’Italia risulti lo Stato competente a esaminare la tua domanda di asilo sarai invitato a tornare in Questura per il rilascio del permesso di soggiorno e per ricevere la data dell’intervista con la Commissione. È possibile che tra una fase e l’altra tu sia invitato a tornare in Questura più volte, in attesa che l’Unità Dublino decida sul tuo caso o qualora sia necessario effettuare ulteriori verifiche.

Quali sono i diritti dei richiedenti asilo?

Permesso di soggiorno per “richiesta asilo”: quando fai richiesta di asilo, la Polizia ti consegna un foglietto chiamato “cedolino” in cui sono scritte le date dei tuoi successivi appuntamenti con la Questura .Successivamente ti verrà rilasciato un permesso di soggiorno per “richiesta asilo”.

Nel caso in cui tu venga inviato in un CARA (Centro di accoglienza per i richiedenti asilo) o in un CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione) il permesso di soggiorno temporaneo non ti verrà consegnato. Nel caso di invio al CARA ti verrà consegnato un attestato nominativo (un foglio in cui sono riportati i tuoi dati personali e la tua condizione giuridica). Nel caso tu venga inviato al CIE, dato che durante la procedura non potrai uscirne, non ti verrà consegnato alcun tipo di autorizzazione al soggiorno.

Assistenza sanitaria: una volta ottenuto il permesso di soggiorno o del solo cedolino (in alcune Regioni) hai diritto all’assistenza sanitaria. Per usufruirne devi richiedere il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate. Successivamente devi richiedere la tessera sanitaria alla ASL (Azienda Sanitaria Locale) e scegliere un medico al quale rivolgerti in caso di necessità.

Ricorda che hai comunque sempre diritto alle cure di emergenza anche prima del rilascio del permesso di soggiorno o del cedolino.

Accesso al lavoro: all’inizio della procedura di asilo non è possibile lavorare. Se la decisione sulla tua domanda di asilo non viene presa entro sei mesi dalla sua presentazione e il ritardo non è dovuto a un tuo comportamento, il permesso di soggiorno temporaneo viene rinnovato per altri sei mesi e ti consente anche di lavorare fino alla conclusione della procedura.

Diritto all’istruzione: i minori richiedenti asilo o i figli minori di richiedenti asilo hanno il diritto di frequentare le scuole pubbliche. I richiedenti asilo maggiorenni hanno il diritto di accesso ai corsi di formazione professionali.

Accoglienza: quando fai richiesta di asilo alla Questura, se non hai un posto dove vivere, comunicalo alla Polizia, che invierà la tua richiesta alla Prefettura. Qualora non ci siano posti disponibili nel sistema di accoglienza dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sarai inviato temporaneamente in un CARA o in un centro di prima accoglienza (centri in cui si può essere ospitati solo per un periodo limitato di tempo).

La durata dell’accoglienza, sia nel CARA che nello SPRAR, è normalmente prevista per sei mesi. Nella pratica questa si può estendere fino al termine della procedura di asilo.

La legge italiana prevede il diritto all’accoglienza per tutti i richiedenti asilo. Un aiuto è fornito anche da alcune associazioni di carattere privato che mettono a disposizione delle strutture. Nonostante ciò, a causa dello scarso numero dei posti disponibili, in alcuni casi la possibilità di trovare un posto in un centro di accoglienza non è immediata ed è possibile che tu debba attendere a lungo o che per avere un posto in un centro di accoglienza tu possa essere trasferito in un luogo diverso da quello in cui hai presentato la domanda d’asilo.

La legge prevede che se non ci sono posti disponibili nei centri di accoglienza, il richiedente asilo che non ha mezzi economici ha diritto a un sussidio in denaro. Qualora ti trovi in questa situazione devi richiedere tale sussidio alla Questura dove presenti domanda d’asilo.

In alcuni casi, definiti dalla legge, durante la procedura avrai l’obbligo di risiedere in un CARA o in un CIE.

In quali casi in base alla legge dovrai essere inviato in un CARA?

  1. Se hai presentato la domanda di asilo dopo essere stato fermato per aver evitato o aver tentato di evitare i controlli alla frontiera (o subito dopo).
  2. Se hai presentato la domanda dopo essere stato fermato in condizione di soggiorno irregolare o se non hai i documenti di identità o di viaggio.
  3. Se hai presentato documenti falsi o contraffatti.

In questi casi durante la procedura di asilo, dovrai risiedere presso il CARA che ti verrà indicato dalla Questura, dal quale è possibile uscire durante il giorno ma avrai l’obbligo di rientrare ogni sera pena la perdita dell’accoglienza.

Tutte le informazioni successive relative al tuo caso ti saranno comunicate nel CARA.

La situazione in cui un richiedente asilo è obbligato a risiedere in un CARA perché rientra in una delle situazioni appena indicate è diversa da quella in cui un richiedente è ospitato in un CARA in quanto non vi sono posti disponibili nel sistema dello SPRAR! Mentre nel primo caso la procedura subisce delle modifiche (che a breve spiegheremo), nel secondo caso la procedura è quella standard.

In quali casi in base alla legge dovrai essere inviato in un CIE?

  1. Se hai presentato domanda di asilo dopo avere ricevuto un provvedimento di espulsione.
  2. Se hai commesso o sei stato condannato in Italia per aver commesso un crimine molto grave.

In questi casi, durante la procedura, non ti sarà permesso lasciare il CIE. Inoltre, in caso di esito negativo della tua domanda di asilo, il ricorso non sospende automaticamente gli effetti di questa decisione e potresti essere rimpatriato.

Che tipo di decisione può adottare la Commissione Territoriale?

La Commissione, sentita la tua storia, può decidere:

  1. Di riconoscere lo status di rifugiato.
  2. Di non riconoscere lo status di rifugiato e di concedere la protezione sussidiaria.
  3. Di non riconoscere alcuna forma di protezione (status di rifugiato e protezione sussidiaria) ma ritenere che esistono gravi motivi di carattere umanitario per i quali il rientro nel tuo Paese è temporaneamente da evitare (protezione umanitaria).
  4. Di non riconoscere alcuna forma di protezione, né l’esistenza di gravi motivi umanitari e ordinarti di lasciare l’Italia. In questo caso insieme alla decisione della Commissione riceverai un foglio (chiamato “foglio di via”) in cui ti viene comunicato che hai quindici giorni per lasciare l’Italia.

Cosa puoi fare nel caso in cui tu non sia d’accordo con la decisione presa nei tuoi confronti?

È possibile presentare ricorso entro 15 o 30 giorni (15 giorni  nel caso in cui, per legge, durante la procedura ti è stato richiesto di risiedere in un CIE o in un CARA.

Hai 30 giorni di tempo in tutti gli altri casi o se sei ospite del CARA per motivi legati all’accoglienza) dalla data in cui la decisione ti è stata comunicata. Per fare ciò è necessaria l’assistenza di un avvocato. Se non puoi pagare le spese legali, hai il diritto di richiedere il “gratuito patrocinio”, cioè che il tuo avvocato sia pagato dallo Stato.

Presentare ricorso entro i termini stabiliti è di fondamentale importanza! Dopo la loro scadenza la decisione nei tuoi confronti diventerà definitiva e non avrai più la possibilità di chiederne la revisione. Per questo motivo ti consigliamo di rivolgerti a un avvocato o a una ONG non appena verrai a conoscenza della decisione della Commissione!

La presentazione del ricorso nella maggior parte dei casi sospende automaticamente l’ordine di lasciare l’Italia il che significa che mentre il ricorso va avanti puoi continuare a vivere nel Paese.

La sospensione automatica dell’ordine di lasciare il Paese non avviene in modo automatico e deve essere fatta una specifica richiesta al giudice nei seguenti casi:

1.Durante la procedura sei stato trattenuto in CIE.

2.Durante la procedura hai avuto l’obbligo di risiedere in un CARA perché ti hanno fermato in condizioni di soggiorno irregolare o per avere evitato o tentato di evitare i controlli alla frontiera.

3.La tua domanda ha ricevuto una risposta negativa per “manifesta infondatezza”.

4.Ti sei allontanato senza giustificato motivo dal CARA.

5.La tua domanda di asilo è stata dichiarata inammissibile.

Quali sono i tuoi diritti durante la fase di ricorso?

Gli stessi diritti di un richiedente asilo. L’unica eccezione riguarda l’accoglienza. Se al momento del ricorso eri in un centro SPRAR o in un CARA per motivi collegati alla tua accoglienza, puoi rimanere fino a che non ti viene rilasciato un permesso di soggiorno che ti permetta di lavorare, Se invece ti trovavi nel CARA per una delle situazioni prima elencate, dovrai lasciare il centro dopo aver presentato ricorso.