ERITREA
| Forma di Governo: | Repubblica |
| Capo di Stato e del governo: | Issayas Afewerki |
| Superficie: | 121 143 kmq |
| Capitale: | Asmara |
| Popolazione: | 3.800.000 |
| Lingue ufficiali: | inglese, arabo, tigrino; italiano (lingua non ufficiale) |
| Religione: | 50% cristiani (copti),
50% musulmani |
| Gruppi etnici: | Tigrini 49%, Tigrè 31,7%, Afar 4,3%, Hedareb 3,9% |
| Moneta: | Nakfa |
CONFINI E TERRITORIO
L'Eritrea è situata nel Corno d'Africa e confina a sud-est con il Gibuti, a sud
con l'Etiopia, a nord-ovest e a ovest con il Sudan, mentre a nord-est e a est è
bagnata dal Mar Rosso.
Il territorio comprende l'altopiano dell'Asmara che si estende da nord, dove
supera un'altitudine di 2200 m, verso est digradando sulla fascia costiera.
Numerose sono le isole che formano diversi arcipelaghi, di cui il più
importante è quello delle isole Dahlak.
I fiumi principali sono il Barca (Baraka), il Mereb e il Tacazzè.

CENNI STORICI
L'Eritrea intreccia la sua storia con quella dell'Etiopia a partire dal periodo
della colonizzazione italiana (1899-1941).
Nel 1882 il Governo italiano acquista la Baia di Assab e nel 1885 viene annesso
anche il territorio di Massaia. Nel 1890, con un decreto reale, si istituisce la
Colonia dell' Eritrea, mantenuta sino alla seconda guerra mondiale.
Nel 1941 l'Italia viene sconfitta dall'Inghilterra e l'Eritrea rimane sotto il
protettorato Britannico per tutto il decennio successivo.
Nel 1952, l'Eritrea dichiara la propria "Unità Autonoma" e 10 anni
più tardi, sollecitata da linee guida delle Nazioni Unite, entra a far parte di
una Federazione di Stati insieme all'Etiopia. Nei decenni successivi si sviluppa
una lunga guerra di liberazione tra i due paesi che si conclude con un
referendum svoltosi il 24 maggio del 1993 , attraverso il quale l'Eritrea
proclama la propria indipendenza.
Nel panorama politico spicca il "Partito del popolo Eritreo per la
democrazia e la giustizia" -Epdj- (erede del Fronte popolare di
liberazione), il quale ha mitigato la propria originaria scelta d'azione
marxista.
In base alla Costituzione del 23 maggio 1997, sia il Presidente, a cui sono
affidati ampi poteri, che l'Assemblea nazionale sono eletti per 5 anni. A causa
della nuova guerra non si sono ancora svolte elezioni politiche o
amministrative.
CONTESTO E SITUAZIONE ATTUALE
Dopo un anno di tensioni e di scontri lungo i 100 chilometri di frontiera, è
ripresa nel maggio del 2000 la guerra di confine contro l'Etiopia.
L'iniziativa della nuova offensiva è stata presa dall'esercito etiope che ha
attaccato e conquistato vaste regioni dell'Eritrea sudoccidentale; tali
territori, originariamente etiopi, erano stati a loro volta occupati dagli
Eritrei durante la guerra scoppiata due anni prima, nel maggio 1998. Dopo tre
settimane di scontri cruenti, nel giugno 2000, viene firmato il cessate il fuoco
grazie alle linee guida fornite dall'Organizzazione per l'Unità Africana .
All'indomani di tale tregua circa 60.000 civili e centinaia di soldati eritrei
sono fuggiti in Sudan, mentre 370.000 civili risultano sfollati all'interno del
paese. Molti uomini, alcuni minori di 18 anni, hanno cercato di evitare il
servizio di leva obbligatorio, registrandosi come Testimoni di Geova, ma poi
sono stati costretti ad abbandonare il paese, in quanto in Eritrea l'obiezione
di coscienza non è prevista.
Il cessate il fuoco ha retto e buona parte dei rifugiati e dei civili sfollati
hanno iniziato a far ritorno nei proprio territori .
Nel dicembre 2000 è stato firmato un trattato di pace
formale in Algeria, in presenza del Segretario generale delle Nazioni Unite. Il
Trattato prevedeva la sorveglianza dell'ONU sul ritiro delle truppe etiopi e
l'amministrazione temporanea sulla zona cuscinetto, nonché l'assistenza
internazionale a entrambi i paesi per riparare i danni della guerra. In dicembre
la Missione militare delle Nazioni Unite per l'Eritrea e L'Etiopia (Unmee) ha
cominciato a dispiegare truppe e osservatori dei diritti umani nelle zone
occupate dall'Etiopia.
Il mandato della Missione Unmee, iniziato con l'accordo di pace del 2000, è
stato esteso sino al marzo 2002. Nel maggio successivo è stato tolto l'embargo
sulle armi all'Eritrea e all'Etiopia, deciso dalle Nazioni Unite.
Durante tale periodo, entrambi i paesi si sono accusati reciprocamente di sconfinare illegalmente nel proprio territorio. A tale scopo sono state istituite le Commissioni di frontiera e di compensazione, previste dall'Accordo di Algeri. Conseguenza di tali disaccordi è stato il rallentamento del processo di rimpatrio dei prigionieri di guerra iniziato nei primi mesi del 2001.
Il Governo eritreo continua a fronteggiare gruppi di opposizione armata presenti sul proprio territorio e sostenuti dall'Etiopia. Si tratta principalmente di tre movimenti sovversivi: l'Alleanza delle forze eritree, che include il Fronte di Liberazione Eritreo, il Consiglio rivoluzionario e il Movimento di salvezza islamico eritreo, appoggiato dal Sudan. Spesso la paternità di crimini quali torture, uccisioni sommarie e detenzioni improprie, viene imputata ai suddetti movimenti anche se la veridicità di tali notizie sovente non è accertata e risulta difficile da reperire e controllare.
LIMITAZIONI DELLE LIBERTA'
Sono diverse le anomalie sintomatiche di una situazione spesso poco trasparente
e democratica:
-ad agosto 2001 il presidente della Corte di Cassazione è stato licenziato,
dopo aver protestato contro le interferenze del governo nel processo
giudiziario;
-nel settembre successivo l'ambasciatore italiano è stato espulso dopo aver
sottolineato le preoccupazioni dell'Unione Europea per i nuovi recenti arresti.
Le autorità eritree hanno dichiarato, in merito a tale misura, di aver
richiesto che l'ambasciatore venisse rimosso dall'incarico prima dell'accaduto e
che quindi tale espulsione non è da collegarsi alle denunce fatte dal
rappresentante italiano inerenti alla limitazione di libertà.
Inoltre, l'Unmee ha più volte denunciato restrizioni relative alla libertà di
movimento al di fuori della zona temporanea di sicurezza ( zona cuscinetto
all'interno dell'Eritrea), da essa controllata. Le autorità locali, infatti,
richiedono preventiva notifica degli spostamenti del personale delle Nazioni
Unite fuori dalla zona o in aree sotto stretto controllo militare.
Sono state registrate anche restrizioni inerenti alla libertà di stampa e di
pensiero politico anche se la loro verifica è difficile da effettuarsi. Nel
giugno 2001 il governo ha respinto le accuse inerenti all'arresto di 15
giornalisti, affermando che queste persone erano state richiamate a prestare il
servizio militare. Tale misura presa dalle autorità eritree è sembrata essere
una manovra per mettere a tacere ogni critica contro il governo sulla questione.
Successivamente nell'autunno 2001 si è avuta notizia dell'arresto di circa 80
persone, mentre la stampa indipendente è stata sospesa dal governo per un lungo
periodo con l'accusa di "non essersi attenuta alla legge sulla
stampa"; a seguito di tale disposizione sono stati arrestati non meno di
nove giornalisti, i quali sono rimasti, per il resto dell'anno, in stato di
segregazione senza alcuna accusa.
Sempre nell'autunno del 2001 11 funzionari superiori del partito governativo
"Fronte popolare per la democrazia e la giustizia" sono stati
arrestati per aver precedentemente accusato il governo di agire in modo illegale
e incostituzionale. Alla fine dell'anno erano ancora in stato di detenzione in
stato di isolamento, senza accusa né processo.
LA CONDIZIONE UMANITARIA: ratifica delle Convezioni di Ginevra
Nel 2000 l'Eritrea ha firmato le Convenzioni di Ginevra e ha permesso che gli
operatori della Croce Rossa prendessero visione della situazione inerente ai
prigionieri: sono stati registrati 2600 prigionieri etiopi in Eritrea e 1000
etiopi in Eritrea. Tale processo di trasparenza e di apertura reciproca tra i
due Paesi, ha portato allo scambio dei prigionieri di guerra e dei detenuti
civili a partire dal dicembre successivo.
L'attribuzione di responsabilità inerenti a eventuali violazioni è tuttora in
via di accertamento.
Dopo i combattimenti del maggio 2000, le forze di sicurezza eritree hanno
internato migliaia di etiopi, in campi improvvisati vicino ad Asmara, in
condizioni igienico-sanitarie precarie. Inoltre, alcuni arresti sono stati
effettuati sulla base di meri sospetti di collaborazione e sovente si sono
registrati detenzioni protratte per tutto il 2000 senza possibilità di processo
in quanto la Corte speciale non rispetta le norme internazionali in materia di
procedure giurisdizionali eque.
Sono parecchie le accuse etiopi contro l'Eritrea inerenti a massacri, abusi,
rappresaglie o espulsioni forzate perpetrate su cittadini etiopi o su alcune
etnie come ad esempio quella kumana i cui membri avrebbero appoggiato l'avanzata
militare nemica.
Spesso fra i detenuti sono stati registrati anche numerosi eritrei, senza accusa
né processo, sospettati di legami con gruppi armati d'opposizione. Nel 2000 si
sono avuti molteplici casi di persone scomparse, negate puntualmente dal
governo.
Nel giugno 2002, la Croce Rossa ha protestato contro il rimpatrio coatto
dall'Etiopia di 722 Eritrei, di contro le autorità etiopiche hanno dichiarato
che erano ritornati di loro spontanea volontà.