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CRISI NEL NORD AFRICA, LA FUGA SENZA FINE DI ROBEL

11 luglio 2011- Gino Barsella, già capomissione in Libia, attuale responsabile del progetto del CIR in Algeria, ci racconta l’incredibile e drammatica storia di Rebel, un rifugiato eritreo aiutato dal CIR a Tripoli (prima che il progetto fosse sospeso), deportato dalla polizia libica in Nigeria e ora fuggito in Benin.

Squilla il cellulare e appare uno “strano numero” dall’Africa dell’ovest. Curioso, rispondo. Dall’altro capo la voce di Robel, un rifugiato eritreo che il CIR a Tripoli cercava di aiutare, e una storia incredibile... Intrappolato dalla guerra a Tripoli, Robel non aveva i soldi per tentare la via del mare come migliaia di suoi conterranei. Io stesso avevo consigliato a Robel – era ancora marzo – di fuggire in Tunisia dove sarebbe stato al sicuro nei campi dell’UNHCR e dove avrei potuto contattarlo e aiutarlo. Quattro mesi sono passati, ma di Robel in Tunisia nessuna notizia, fino alla telefonata di pochi giorni fa, addirittura dal Benin! Cos’era successo?

La storia non è molto dettagliata, perché la linea con il Benin è molto disturbata. Ma la sua essenza è chiara. Prima che potesse partire per la Tunisia, Robel è stato arrestato dalla polizia libica assieme ad altri nove rifugiati eritrei. Nonostante le loro proteste, i dieci sono stati intruppati con un gruppo di nigeriani e deportati frettolosamente in Nigeria da dove, vista la pericolosità della loro situazione in quel paese, hanno dovuto fuggire tra mille peripezie in Benin. Adesso, mi dice Robel, non è che stiano molto bene… ma almeno abbiamo ristabilito il contatto e potranno contare sull’aiuto dell’UNHCR di Cotonou.

È difficile comprendere perché questi dieci eritrei siano stati deportati in Nigeria. I poliziotti libici che lavoravano nei centri di detenzione non avevano alcuna difficoltà a distinguere tra nigeriani e rifugiati provenienti dal Corno d’Africa; e questi ultimi non sono mai stati oggetto, almeno a partire dal 2009 (da quando cioè il CIR è in Libia e ha potuto verificare questo fatto), di alcun tipo di deportazione. Inoltre, la scelta del regime di Gheddafi, a partire dalla fine di marzo, è quella di non spendere altri soldi per rifugiati e migranti (anche il sistema di deportazione aveva i suoi costi) lasciandoli partire sui barconi… con il vantaggio aggiuntivo di “disturbare” l’Europa provocando la promessa “invasione” di africani. Moltissimi, tra i migranti e i rifugiati arrivati sulle coste italiane, hanno infatti testimoniato come poliziotti libici abbiano contribuito alla loro partenza ignorandola, quando non addirittura partecipando attivamente alla sua organizzazione.

Infatti la deportazione dei dieci eritrei in Nigeria è avvenuta a marzo, nel periodo intermedio di grande confusione nel quale nessuno sapeva cosa stava succedendo mentre succedeva di tutto; e tutti – trafficanti delle organizzazioni criminali internazionali, poliziotti… – cercavano nuovi modi per sfruttare la situazione e fare nuovi guadagni sulla pelle dei più disperati. Oggi tutto questo non dovrebbe succedere più, ma resta una domanda a tormentarci: cos’altro può essere successo in quelle settimane che non sappiamo? Quanti migranti e rifugiati – molti dei nostri contatti mancano ancora all’appello – possono essere stati sbalzati da una parte all’altra del continente o, addirittura, essere “persi” nei deserti?

Questa è oggi la Libia gheddafiana per migranti e rifugiati, senza centri di detenzione ma con nuovi e seri pericoli, come pure incredibili “opportunità” per poter agganciare il sogno europeo. La guerra non permette oggi al CIR una presenza internazionale nel paese, ma con la collaborazione del nostro collega locale e dei molti contatti che manteniamo riusciamo a monitorare la loro situazione e a seguirne – quando possibile – i movimenti per poterli aiutare a risolvere i loro problemi. Il progetto europeo che ci aveva portato là a collaborare con l’UNHCR di Tripoli e gli altri partner non è stato chiuso dalla Commissione Europea – principale ente finanziatore – ma solo sospeso; dovrà ricominciare appena la situazione in Libia si sarà sistemata.

Ma quando? Bombe e combattimenti continuano a imperversare e a fare vittime. Pure sul fronte diplomatico molto si muove, e i negoziati vanno avanti. Ma dire oggi quando si potrà arrivare a una pace sostenibile e giusta è roba da indovini. Non resta che aspettare!

Gino Barsella, 6 luglio 2011.