IL
PROGETTO di Accoglienza e cura delle vittime di tortura
Dal 1996 il CIR con
l’acronimo Vi.To è impegnato in vari progetti di Accoglienza e
Cura delle Vittime di Tortura. Attualmente questo impegno è
sostenuto dal Fondo Europeo per i Rifugiati (FER), dal Fondo
Volontario delle Nazioni Unite per le Vittime di Tortura e dalla
Commissione Europea. Il progetto partecipa alla rete che fa capo
all’IRCT – International Rehabilitation Centre for Torture Victims
(Copenhagen – Danimarca).
Perché questo progetto
Attualmente il
progetto ha in carico circa 600 nuclei familiari di richiedenti
asilo e rifugiati sopravvissuti a tortura.
Le attività del
Progetto
Il progetto, che si
caratterizza per un approccio multidisciplinare e integrato, prevede
una pluralità di attività dirette alla persona. L'assistenza
legale, che garantisce un supporto durante l’iter per il
riconoscimento dello status in Italia, l'assistenza
sociale, che contribuisce a prevenire una traumatizzazione
secondaria legata alle inadeguate condizioni di accoglienza e che
mira a facilitare un processo di integrazione nel paese ospite
(scuola, sanità, casa e orientamento al lavoro).
Per la complessità e
la specificità delle problematiche e delle patologie presentate dai
sopravvissuti alla tortura, è inoltre prsvista un’assistenza
medica e psicologica specialistica mirata sul target.
Questa attività si realizza nella diagnosi e cura degli esiti fisici
e psicologici del trauma e viene realizzata anche in cooperazione
con il centro per le patologie da stress dell’Azienda ospedaliera S.
Giovanni.
Un aspetto
particolarmente qualificante del progetto è la gestione di
laboratori di riabilitazione psico-sociale che costituiscono un
importante percorso terapeutico e di integrazione, in particolare
nella fase iniziale della permanenza in Italia dei richiedenti asilo
sopravvissuti a tortura. L'inserimento nel gruppo laboratoriale
offre un'esperienza ponte tra mondo esterno e mondo interno. Queste
attività prevedono un impegno di due o tre volte a settimana in
diversi ambiti di formazione, dal teatro al restauro e alla
musicoterapia. La frequenza al laboratorio è collegata a delle
borse-lavoro, che consentono l’introduzione di un supporto economico
al di fuori di una logica strettamente assistenzialistica.
Il laboratorio di
teatro
La tortura mira alla
distruzione dell'identità delle sue vittime e ha un effetto
dirompente sulla psiche di chi la subisce, determinando veri e
propri stati di frammentazione psichica. Recuperare i frammenti per
poter ricostruire una "storia che cura", per integrare l'indicibile,
è un processo difficile da compiere, ed è necessario uno spazio
intermedio in cui sia possibile uno scambio simbolico. In questo
spazio si colloca l'esperienza del laboratorio di riabilitazione
psico-sociale attraverso il teatro, dove l'utilizzo delle metafore
può recuperare quei piccolissimi frammenti di vita umana rimasti
impigliati nel silenzio. Il recupero dell'integrità dell'umano
non può che passare per un restauro della relazione, abbozzata e
frammentata forse, ma comunque restituita al suo tempo, il presente.
La possibilità di ricostruire una biografia e una identità spezzate
si fonda su questo linguaggio metaforico, da ponti, da nicchie dove
ricomporre la narrabilità dell'umana e disumana esperienza. Queste
riflessioni, risorse, suggestioni hanno trovato uno spazio naturale
e una struttura portante nel laboratorio di riabilitazione
psico-sociale in ambito teatrale.
Un laboratorio di
teatro è innanzi tutto uno spazio d’incontro fra uomini e donne per
lavorare su uomini e donne. Le vie per affrontare il lavoro sono
innumerevoli, ma in un incontro tra persone con provenienza, lingua
e bagaglio culturale così diverse e storie personali così spesso
segnate da recente dolore e fuga la scelta era obbligata: gli
“ostacoli” dovevano diventare la nostra forza e la nostra fonte di
ispirazione. Trasformando ogni limitazione in una ricchezza
incommensurabile.
Questo laboratorio di
teatro dunque, si è proposto come un punto di ritrovo dove tutto era
da creare: i rapporti, un linguaggio comune, un ritrovare se stessi
attraverso il riconoscimento della propria cultura, un porsi domande
sul qui e ora, un impegnarsi creativamente in azioni collettive con
responsabilità individuali, per arrivare infine, alla creazione di
uno spettacolo. Alla base c’e stato un lavoro pratico sui canti, sul
corpo attraverso esercizi fisici orientati alla ricerca
dell’organicità del movimento, dell’ascolto dell’altro e della
creazione collettiva. La crescita individuale in termini di
autonomia, autostima e capacità di rapporto contribuisce non solo al
benessere individuale, ma anche al benessere e al successo di
gruppo.
Lo spettacolo e la
Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime di Tortura
Il 26 giugno si
celebra la Giornata Internazionale a Sostegno delle Vittime di
Tortura, indetta dalla Nazioni Unite nel 1997. In
questa occasione, da sempre, organizziamo un evento per
sensibilizzare e mobilitare la società civile sul tema dei diritti
umani. Al centro di questa iniziativa c'è il teatro che, come
strumento con forte valenza terapeutica e simbolica, è ambito
privilegiato dei nostri Laboratori di Riabilitazione Psicosociale
a favore dei rifugiati sopravvissuti a tortura. Negli scorsi anni
questa iniziativa si è sempre svolta in significativi spazi pubblici
romani, Piazza Farnese, Mercati Traianei, Sant'Ivo alla Sapienza, al
Teatro India e lo scorso anno al Teatro Argentina.
Quest’anno
lunedì
27 giugno 2011 al
Teatro Ambra Jovinelli
alle ore 21.00
porteremo in scena

“Sulle tracce delle
conchiglie”
In memoria di
Ken Saro Wiwa
Formazione e Regia
di Nube Sandoval e Bernardo Rey
Presenterà
l’evento l’On. Jean-Leonard Touadi
con la
partecipazione straordinaria di Moni
Ovadia
« "...tutti noi
siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo
sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una
terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di
questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti
il suo diritto alla vita e a una vita decente. Né la prigione né la
morte potranno impedire la nostra vittoria finale..." » Ken Saro
Wiwa
Ogni volta che un uomo
o una donna difendono una giusta causa, ogni volta che uomini e
donne sono perseguitati, incarcerati o torturati per le proprie
idee, ogni qualvolta nel mondo qualcuno si batte per la propria
dignità e quella del suo popolo, tornano a risuonare chiare e pulite
le parole di Ken Saro Wiwa.
Proprio “Sulle Tracce
delle Conchiglie”, vuole rendere omaggio a un grande uomo del nostro
tempo. Ricordare Ken Saro Wiwa è ricordare le grandi e piccole
battaglie che per la dignità, giorno dopo giorno, si manifestano
visibili o invisibili nel nostro pianeta.
Allo stesso tempo è
stato per noi il pretesto per intraprendere un viaggio insieme ai
nostri ‘attori-rifugiati e attrici-rifugiate’ verso la loro identità
culturale. Un viaggio attraverso la metafora della conchiglia,
elemento che intreccia tutta la storia: da una parte la conchiglia
come logo di una multinazionale del petrolio, presenza costante
nella vicenda di Saro Wiwa, dall’altra oggetto pregno di significati
simbolici, in grado di facilitare quel percorso che ci ha portato a
ritrovare canti, danze e racconti che svelano lo spirito autentico
delle culture dei nostri “attori e attrici”.
I testi presenti nello
spettacolo appartengono alle lettere che Ken Saro Wiwa ha inviato
dal carcere a familiari e amici, durante gli ultimi mesi, prima
dell’impiccagione.
Ken Saro-Wiwa,
scrittore nigeriano comincia a battersi negli anni ottanta contro i
danni ambientali provocati in Nigeria dalle multinazionali del
petrolio. Le rivendicazioni di cui si fa portavoce sono soprattutto
quelle degli Ogoni suo gruppo etnico di appartenenza, ridotto in
miseria e costretto a fuggire in seguito allo sfruttamento e alla
distruzione dell’ecosistema. Fu proprio per difendere questi diritti
che Ken Saro Wiwa intraprese la battaglia civile e politica che gli
costò la vita. Arrestato dal regime militare nigeriano, venne
torturato e impiccato nel 1995 dopo un processo farsa condotto da un
tribunale militare. Ken Saro Wiwa ha usato come strumento principale
della sua lotta la parola: i suoi discorsi hanno la capacità di
mobilitare gli animi e le masse. Per noi utilizzarli come sfondo del
nostro lavoro ha una forte valenza simbolica.
Per ulteriori
informazioni:
Ufficio stampa
Tel. 06-69200114 int. 216 CIR – Consiglio Italiano per i
Rifugiati
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