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Il presidente del CIR Pezzotta alla Camera - logica non umanitaria ma del respingimento‏

SAVINO PEZZOTTA - Signor Presidente, intervengo con un certo imbarazzo, perché non credo che rispetto a ciò che stiamo leggendo sui giornali e alle vicende che sono avvenute poche ore fa, le nostre parole bastino. Qui bisogna ragionare proprio in termini di dolore e di sofferenza, in termini di pietà. Le nostre parole sono tutte abbastanza vuote e, quando, poi, le pieghiamo alla ragion politica e non alla ragione umana, commettiamo un delitto: ebbene, noi siamo facendo questo.

 

Ho ascoltato con attenzione quanto detto dal sottosegretario: ma come si fa a parlare di clandestinità in questo caso? È fuori da ogni regola. Qui non siamo di fronte ai clandestini, ma siamo di fronte ad un’emergenza umanitaria, che è una cosa diversa. Cerchiamo, almeno, di fare delle distinzioni, per piacere (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo, Partito Democratico e Misto- Alleanza per l’Italia)

Lei ha parlato costantemente e metodicamente di clandestinità e di come contenere la clandestinità. Noi, in questa sede, dobbiamo parlare di come aiutare la povera gente, che viene via da un Paese che è bombardato, che scappa dai Paesi dove c’è la fame, che viene qui per cercare di vivere. Ma lei ha presente l’immagine di quelle madri con i bambini, che regalano il bambino pur di salvarlo? Ma le ha presente? Per carità (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Partito Democratico) !

 

L’assenza del Ministro è eloquente, vale più di un discorso. Se avessimo ragionato di altro, probabilmente, il Ministro ci sarebbe stato; tuttavia, siamo all’interno di una logica che non è quella umanitaria, ma è quella del respingimento.

Ma qui non valgono i ragionamenti dell’altro ieri, qui bisogna fare dei ragionamenti

diversi. Mi chiedo: come mai non abbiamo aperto e non offriamo in Tunisia dei campi per accoglierli e organizzare un’uscita umanitaria ? Perché questa gente ne ha bisogno. Va bene dire che dobbiamo intervenire in Africa, ma se tagliamo i fondi della cooperazione – come abbiamo fatto con gli ultimi provvedimenti –, comefacciamo ad intervenire ?

Cerchiamo almeno di raccontarci la verità di tanto in tanto, per cortesia ! La verità, solo la verità. Qui siamo di fronte ad una emergenza umanitaria e bisogna avere una politica che affronti l’emergenza umanitaria per quella che è.

 

Dobbiamo creare dei canali che aiutino questa gente ad arrivare senza cadere preda di delinquenti che ne approfittano o di coloro che utilizzano la violenza come strumento. Di questo abbiamo bisogno! Non ho sentito nelle sue parole – e me ne dispiaccio – questa volontà di creare dei canali di accompagnamento, perché noi siamo imbrigliati nella logica secondo la quale bisogna respingere. Ma chi respingiamo? Dove li respingiamo? Dove li

rimandiamo ? Certamente, vanno fatti rientrare nei loro Paesi, ma vanno considerate le situazioni, le modalità, la sicurezza che ritrovano quando rientrano nei loro Paesi.

Come facciamo a rimandare indietro queste donne e questi bambini ? Dove li rimandiamo? Sotto le bombe, a Tripoli ? Sotto le bombe a Tripoli, li rimandiamo? Per piacere!

Credo che dobbiamo avere un’attenzione particolare in questa situazione. Dobbiamo sempre, innanzitutto e rispetto a tutto, tutelare la vita, tutelare la vita delle persone, tutelare la possibilità dei bambini di crescere, tutelare la possibilità delle madri di amare i loro figli, non di regalarli, pur di salvargli la vita, perché questo è quello che sta avvenendo! Quello che sta avvenendo mette in discussione l’allungamento della permanenza nei CIE, perché anche quello è un segnale culturale. Abbiamo bisogno di affrontare bene le questioni, e la situazione che si è verificata in questi ultimi giorni, come a Crotone; l’onorevole Tassone già, l’altro giorno, l’aveva richiamato. Come stanno in alcuni CIE ? Io ho visto quello di Milano: non è un modo umano di trattare le persone,

avranno tutti i limiti, tutti i difetti.

 

Credo che il tema vero che oggi abbiamo davanti sia aprire dei canali umanitari per consentire alle persone di arrivare in Italia, assisterle, accompagnarle, vedere chi sono e vedere come poi possono essere riallocate e ricollocate, perché la situazione, sia nel Corno d’Africa, sia in Libia, non è una situazione di tranquillità. Certo, l’Europa, ma prima noi, perché chi prima fa può esigere qualcosa dagli altri. Credo che bisogna affrontare il fenomeno per quello che esso è, e non mi sembra, dalle sue parole – e me ne dispiaccio – di aver sentito che si vuole affrontare il fenomeno per quello che è. Vi è troppa politica, vorrei un po’ più di umanità e un po’ più di pietà (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo, Partito Democratico, Italia dei Valori e Misto-Alleanza per l’Italia – Congratulazioni).

 

 

Leggi anche l'intervento del sottosegretario Sonia Viale di cui fa riferimento il Presidente S. Pezzotta