IRAN

Forma di Governo: Repubblica islamica
Presidente e capo del governo: Ayatollah Mohamad Khatami
Capitale: Teheran
Popolazione: 71,4 milioni
Lingue ufficiali: persiano, farsi
Religione: musulmani sciiti, musulmani sanniti, cristiani, ebrei, zoroastriani
Gruppi etnici: Persiani 51%, Azerbaigiani 24%, Curdi 7%, Arabi 3%, Biluci 2%, Armeni 0,5%, altri 12,5%.

CENNI STORICI

A seguito del referendum del 1979 l'Iran è diventato una repubblica islamica, la cui Costituzione è ispirata a rigidi principi religiosi. Per legge infatti il clero sciita rappresenta la guida dello Stato: il Wali Faghig, la guida religiosa, ha il potere di controllo sulle leggi e sugli organi statali e il sistema giudiziario è basato sulla legge islamica (la Sharia).
La storia antecedente del paese aveva visto avvicendarsi alla monarchia della famiglia Pahlavi, regnante sin dal 1925, l'occupazione sovietica e britannica durante la seconda guerra mondiale, fino al ritorno, nel 1941, dei reali Pahlavi. L'ultimo scià, Rea Pahlavi fu costretto all'esilio prima del referendum.
Più recentemente, le vicende degli anni '80 hanno visto il paese protagonista di una lunga guerra contro l'Iraq che ha portato come unico risultato ad un pesante bilancio in termini di vite e danni materiali.
Nel 1997 ci sono state le elezioni presidenziali, nel 2000 quelle parlamentari, tappe che hanno portato all'instaurarsi dell'attuale governo moderato di Khatami. L'ascesa al potere dei gruppi riformisti ha provocato però una reazione di forte opposizione da parte delle frange conservatrici della cosiddetta "linea dura" con il conseguente inasprimento dei provvedimenti che limitano la libertà di espressione e l'incremento delle violazioni dei diritti umani, in particolare verso i rappresentanti dei mass-media più riformisti, verso le donne e le minoranze etniche e religiose.
Tutto ciò ha dissuaso molti iraniani espatriati dal tornare in Iran ed ha convinto molti altri a fuggire.

LA SITUAZIONE UMANITARIA

Il governo è responsabile della situazione di abusi sistematici ai danni dei civili, inclusi esecuzioni, sparizioni, detenzioni arbitrarie e prolungate durante le quali viene fatto largo uso della tortura. I metodi di tortura comprendono l'obbligo di mantenere posizioni innaturali, bruciature di sigarette, privazione del sonno, scosse elettriche, percosse che portano anche alla totale o parziale sordità e/o cecità, violenza sessuale, lapidazione e flagellazione. La pena di morte continua ad essere una punizione largamente diffusa soprattutto per reati di omicidio ma non solo.
Il sistema giudiziario non è indipendente dall'influenza del governo e del clero. Esistono diverse corti di giustizia. Le più attive sono le Corti Tradizionali e la Corte Islamica Rivoluzionaria oltre ad una Corte Speciale del Clero, una Corte Militare, una Corte per la Stampa e la Corte Suprema. I processi della Corte Rivoluzionaria sono noti per non rispettare gli standard internazionali di equità.
Una delegazione di parlamentari ha riscontrato, durante un'inchiesta del gennaio 2001 la denuncia di pratiche di tortura fisica e psicologica nei centri di detenzione non ufficiali, un tempo fuori dal controllo dell'autorità carceraria, ed in mano ai servizi segreti militari. Oggi anche questi centri fanno capo al NPO (National Prisons Organization), ma le condizioni dei detenuti, in particolare dei prigionieri politici, sembrano non migliorare affatto. Ad aprile 159 parlamentari hanno sottoscritto una lettera aperta chiedendo la cessazione degli arresti arbitrari e il ripristino della legalità. Ai prigionieri, arrestati con accuse generiche, viene negata l'assistenza legale e non gli viene riconosciuto il diritto ad un equo processo. Spesso i familiari dei detenuti non vengono informati né della detenzione né della loro destinazione. Non viene notificata nemmeno l'avvenuta esecuzione nel caso di condanne alla pena capitale e i familiari si vedono costretti a pagare lo Stato per poter riavere il corpo del loro parente.

La convenzione delle Nazioni Unite per i diritti sull'Infanzia ha subito parecchie restrizioni; ai bambini non viene nemmeno garantito il diritto alla vita, e continuano ad essere vittime dello sfruttamento. I deputati di Theran chiedono un maggior riconoscimento per i diritti delle donne, discriminate sia legalmente che socialmente. Per loro è difficile ottenere giustizia in tribunale: la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, cosa che rende difficile per una donna vincere una causa contro un uomo.

Ad agosto di un anno fa il Rappresentante Speciale per l'Iran della Commissione per i Diritti Umani dell'ONU aveva dichiarato che decine di migliaia di persone appartenenti a minoranze etniche e/o religiose emigrerebbero dall'Iran ogni anno; aveva posto altresì l'accento sul mancato rispetto dei diritti umani nei periodi di carcerazione preventiva riaffermando l'urgenza di una riforma giudiziaria anche a garanzia dell'esercizio della libertà politica.

Quest'anno almeno 139 persone hanno perso la vita perché condannati a morte per lapidazione o per decapitazione, altri 285 individui, tra cui anche minori, hanno subito fustigazioni, flagellazioni e amputazioni.
La costituzione iraniana proibisce gli arresti arbitrari e l'uso della tortura, ma questo non sembra impedire gli abusi. Giudici, poliziotti e ufficiali di governo colpevoli per aver condotto procedimenti giudiziali poco trasparenti infliggendo anche pene estreme con sentenze sommarie sono rimasti impuniti. Si parla anche di più di 80 fra morti e sparizioni in dieci anni di campagne contro i dissidenti.
Non esiste una stima esatta del numero di prigionieri politici, anche perché a questi vengono spesso imputati "reati-alibi" come il traffico di droga.
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LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE

In Iran non vi sono garanzie per il rispetto delle libertà civili, prima fra tutte la libertà di espressione.
Giornalisti, accademici, intellettuali, studenti o leader religiosi non in linea con il governo vengono arrestati, accusati di diffamazione o di rappresentare una minaccia per la sicurezza interna.
Una legge del 1995 legittima la condanna alla pena di morte per tutti i dissidenti e coloro che vengano giudicati colpevoli di attentare alla sicurezza dello Stato o di offendere alti ufficiali iraniani, di insultare la memoria dell'Imam Komeini o il leader supremo della Repubblica Islamica.
La legge sulla stampa dell'aprile 1999 ha ulteriormente ristretto la libertà d'espressione incrementando il numero di azioni legali e le violenze contro giornalisti e commentatori critici verso i leader politici e scrittori o intellettuali impegnati sul fronte dei diritti umani.
Durante la Conferenza di Berlino dell'aprile 2000, che intendeva analizzare lo stato della politica iraniana, si sono verificati degli scontri, durante i quali fanatici sostenitori del governo accusarono i partecipanti di diffondere propaganda contro lo Stato e di insultare l'Islam. Numerosi furono gli arresti; di molti processi non si sa nulla.
Stessa sorte è toccata a vari studenti partecipanti a diverse manifestazioni di protesta nel Paese, non ultima quella del luglio '99. In merito a quell'episodio, due degli studenti arrestati erano stati condannati a morte e sono stati giustiziati il 30 aprile scorso.
Negli ultimi due anni il Governo ha bandito quasi tutte le pubblicazioni di orientamento riformista, ha cancellato il partito di liberazione iraniana, ha trascinato in Tribunale prominenti esponenti politici e del clero perché critici verso l'ortodossia di governo; molte riviste e giornali sono stati costretti a chiudere.
La costituzione iraniana garantisce il diritto alla privacy che viene però costantemente violato. I cittadini vengono tenuti sotto costante controllo, le case e gli uffici perquisiti senza motivo, le conversazioni telefoniche intercettate, viene aperta la corrispondenza privata. I comportamenti considerati "poco-islamici", vestiario o trucco non idoneo, attività poco ortodosse, sono oggetto di repressioni e punizioni esemplari.
Minoranze etniche e religiose, come i Baha'is o gli ebrei, accusate di sovvertire l'ordine islamico sono considerati alla stregua di gruppi eretici o organizzazioni politiche eversive e come tali repressi e perseguitati.

LA SITUAZIONE DEI RIFUGIATI

Dall'Iran
Non esistono stime accurate del numero di iraniani che vivono fuori dalla Repubblica e che sono a rischio di persecuzione. Molti di loro una volta espatriati non chiedono asilo e si limitano a lavorare o a studiare legalmente o illegalmente. Nel 2001 vivevano in Iraq ca. 23.700 rifugiati iraniani, quasi 10.000 hanno cercato asilo in Europa, soprattutto in Germania, Regno Unito e Olanda, la metà rispetto alle stime dell'anno precedente.
Verso l' Iran
L'Iran ha ospitato piu' di 2 milioni e mezzo di rifugiati nel 2001, inclusi 2.350.000 afgani ed oltre 200.000 iracheni. Piu' di 1000 afgani sono stati successivamente dirottati verso Canada e Scandinavia.
L'Iran ha apposto diverse restrizioni all'applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Il permesso di lavoro viene difficilmente rilasciato dalle autorità in favore di questi; anche il diritto a muoversi liberamente nel Paese viene spesso negato, così come l'opportunità di ricevere un'educazione e la possibilità di spostarsi oltre i confini.
Il governo si è dimostrato sempre piu' intollerante nei confronti dei rifugiati, respingendo nuovi arrivi ed espellendo, spesso anche con la forza molti rifugiati che da ormai 20 anni risiedevano nella Repubblica.
Dopo l'inizio della campagna militare guidata dagli USA, il governo ha chiuso le frontiere all'Afganistan allestendo due campi profughi dalla parte afgana del confine; ma i problemi di gestione e controllo sono notevoli e le minacce di respingimenti e chiusure all'accoglienza di nuovi sfollati si alternano alle condanne da parte delle autorità internazionali verso un comportamento irrispettoso degli accordi internazionali.
Un nuovo recente accordo fra l'autorità iraniana per gli stranieri e gli immigrati (BAFIA), e l'ACNUR ha permesso però di evitare il rimpatrio forzato di molti afgani clandestini arrestati in Iran perché irregolari. I rappresentanti dell'ACNUR hanno ottenuto il permesso di interrogarli e a coloro a cui dovesse essere riconosciuto lo status di rifugiati verrà garantito il permesso di soggiorno.

FONTI
- Calendario Atlante De Agostini 2002. Novara: Istituto geografico De Agostini;
- Rapporto Annuale 2001 AI: FI: Edizioni Cultura della Pace;
- "U.S. Departement of State Country Report on Human Rights Practices 2001- March 2002 in : www.unhcr.ch
- "Afghanistan aktuell 9.8.2002 in www.unhcr.de
- www.amnesty.org
- www.ecoi.net