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CIR: Libia e Unione Europea, non si può contrattare sulla protezione dei rifugiati

3 febbraio 2017 - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR è estremamente preoccupato per le conclusioni adottate nella Riunione informale dei Capi di Stato dell’Unione Europea tenutasi a Malta.

La dichiarazione viene adottata a una settimana di distanza dalla Comunicazione congiunta della Commissione Europea e dell’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza, che viene esplicitamente e positivamente citata nelle conclusioni del Consiglio Europeo e che articola dettagliatamente il piano dell’Unione. Un piano che prevede diverse azioni finalizzate a prevenire il traffico degli esseri umani, a rafforzare le Autorità e la Guardia Costiera Libiche per meglio gestire i confini e ad assicurare rinvii e “sbarchi sicuri” sulle coste libiche di quei migranti e rifugiati intercettati dalle stesse autorità libiche nelle acque nazionali. Questa pratica consentirebbe di travestire i respingimenti in Libia realizzati dall’Italia nel periodo 2009- 2010 in acque internazionali, per i quali il nostro Paese è stato duramente condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza Hirsi e altri c. Italia. L’attore diretto non sarebbe più una forza navale di uno Stato Europeo, bensì le forze libiche pilotate dall’Unione attraverso l’invio di denaro, di mezzi e di formazione. Questa operazione “per delega” non cambierebbe però il risultato: la violazione del principio di non refoulment che prevede l’impossibilità di respingere i rifugiati verso territori in cui la loro vita o libertà sarebbero minacciate. “Troviamo inaccettabile che dietro la narrazione del salvataggio delle vite umane e della necessità di combattere il traffico di esseri umani, si nascondano politiche attuate con l’interesse prioritario di prevenire in realtà l’arrivo dei migranti e rifugiati nel territorio dell’Unione” dichiara Roberto Zaccaria Presidente del CIR.

Il fatto che questi respingimenti, che dovrebbero cominciare già dalla prossima primavera, avverrebbero a opera di autorità libiche in acque libiche non li rende meno gravi o legalmente accettabili. Lo stesso Regolamento dell’Unione relativo alla guardia di frontiera e costiera europea (Frontex) all’Art.34 prevede che “nell'esecuzione dei suoi compiti, la guardia di frontiera e costiera europea provvede affinché nessuno sia sbarcato, obbligato a entrare o condotto in un paese (…..) in violazione del principio di non respingimento, o in un paese nel quale sussista un rischio di espulsione o di rimpatrio verso un altro paese in violazione di detto principio”. “La finalità delle attività previste, di formazione, sostegno materiale attraverso mezzi e finanziamenti alle autorità libiche, sarebbe esattamente quella di “sbarcare” i migranti e i rifugiati in Libia dove sarebbero esposti al rischio reale di subire maltrattamenti. La Libia è un Paese in cui diversi analisti e osservatori da anni denunciano l’esistenza di una prassi sistematica di violazione dei diritti umani ai danni dei migranti e rifugiati africani in transito verso l’Europa. Inoltre, la Libia non può ancora offrire ai richiedenti asilo una protezione adeguata contro il rischio di rimpatrio nei Paesi africani di origine dove essi rischierebbero di essere perseguitati o uccisi” continua Roberto Zaccaria.

La dichiarazione del Consiglio Europeo, e in modo più esaustivo la Comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante, prevede poi azioni volte a rinforzare la protezione dei migranti e sviluppare programmi di Ritorno Volontario Assistito. Queste azioni dovrebbero realizzare diversi percorsi: rafforzare la protezione e l’assistenza umanitaria ai migranti, favorire l’integrazione locale, promuovere il ritorno volontario assistito e il reinsediamento di quanti hanno bisogno di protezione. La Comunicazione parla anche della necessità di assicurare i diritti umani fondamentali nei centri di detenzione e della indispensabile lotta contro la tortura, le estorsioni e i trattamenti disumani e degradanti. Ma non un piano operativo o delle realistiche azioni sono dettagliate. Su questa parte il piano europeo rimane tuttavia vago e non prevede, a differenza della parte relativa ai respingimenti, un road map chiara e fattibile. “Crediamo che tutte le azioni di protezione in paesi terzi siano fondamentali e crediamo siano quelle in cui l’Unione Europea debba investire moltissimo. Ma sono azioni che, partendo dall’attuale contesto libico, non potranno dare risultati se non in un arco temporale di medio-lungo periodo. Prima che questo scenario si realizzi, il respingimento di rifugiati e migranti verso la Libia è del tutto inaccettabile. La chiusura della rotta libica, rinforzata anche dalle azioni di controllo previste dal piano per il confine terrestre a Sud della Libia, senza al contempo poter mettere in atto effettive alternative di protezione per i migranti e rifugiati è una gravissima violazione dei loro diritti fondamentali.” continua Roberto Zaccaria.

Dovrebbe essere costruito, in Libia e in altri Paesi africani, un sistema in cui ci siano da una parte azioni di cooperazione allo sviluppo volte a consolidare lo sviluppo e lo stato di diritto nei Paesi di origine e di transito; dall’altra politiche volte a favorire gli ingressi legali in Europa, corridoi umanitari e flussi regolari per motivi di lavoro, studio e famiglia. Infine un tale programma dovrebbe prevedere il consolidamento di contesti locali e il rafforzamento della società civile affinchè la protezione dei rifugiati e migranti possa essere efficacemente garantita. Il tutto senza prevenire l’arrivo spontaneo di migranti e rifugiati. “Un programma indispensabile e ambizioso, per il quale si devono prevedere finanziamenti adeguati e un arco temporale di lungo periodo. Non possiamo cominciare dal trattenere in territori oggi pericolosi i migranti e i  rifugiati, dobbiamo cominciare da rendere le loro possibilità di protezione più forti. Non possiamo invertire i termini del problema.” conclude Zaccaria.

 

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