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Dari Tjupa, apolide si racconta a Tagadà su LA7

Roma, 21 aprile 2017 - Dari Tjupa, apolide. Da oggi, grazie al sostegno concreto del Consiglio Italiano per i Rifugiati potrà riprendere il percorso verso il riconoscimento della cittadinanza in Italia. Nel paese che ama, senza riserve.

E' fuggito da Tallinn e arrivato in Italia insieme alla madre nel 1995. Era l'epoca in cui dalle ceneri della disciolta Unione sovietica era appena nata la repubblica estone, ma ancora senza un’ambasciata in Italia. Dari allora era iscritto sul passaporto della madre. Quando l’ambasciata apre a Roma nel ’96 e i due si presentano, a Dari viene negata la cittadinanza del suo Paese d’origine perché non era più residente in Estonia e aveva superato un limite di legge per rivendicarla, fissato a 15 anni. Da quel momento è un apolide. Nonostante gli ottimi risultati scolastici (si è laureato in Bocconi grazie a una borsa di studio, nonostante fosse un clochard e vivesse insieme alla madre all'aeroporto di Linate) nessuna azienda se l'è sentita di offrire un contratto a chi non gode dei diritti politici in nessun paese e non è in possesso nemmeno di una carta d'identità.

Nella puntata di oggi di Tagadà, in onda su LA7, ha raccontato cosa significa vivere da apolide.

In studio Daniela Di Rado, Ufficio legale e Referente Apolidia e Dublino del CIR.

Per rivedere l'intervista, clicca qui.

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