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C.S. - Il CIR denuncia le drammatiche condizioni dei migranti lavoratori stagionali a Nardò (LE)

Roma, 14 luglio 2017 - Il Consiglio Italiano per i Rifugiati esprime preoccupazione per le condizioni di accoglienza dei circa 300 lavoratori migranti stagionali presenti a Nardò e accolti nei pressi della Masseria “Boncuri”.

Le 20 tende del Ministero dell’Interno, cui se ne sono aggiunte negli ultimi giorni altre 7 di proprietà comunale, non godono di alcuna copertura. Le brandine poste all’interno delle tende scarseggiano e spesso di notte vengono spostate all’esterno per cercare un minimo refrigerio e sottrarre i corpi da un’intimità troppo prossima. Le tende, ormai colme, ospitano fino a 8-9 persone ognuna. Nel frattempo i nuovi arrivati cercano invano riparo, ma non vi sono più posti, come indica la scritta apposta sul grande portone della Masseria. Il boiler da cui attingere l’acqua è pure posto al sole e l’acqua è calda a tal punto da non poter essere usata per dissetarsi, ma solo per brevi risciacqui di oggetti e vestiario. Le 15 docce e i 15 bagni risultano non sufficienti, caldissimi e sporchi. La mancata organizzazione di un servizio mensa e il contestuale divieto di allestire cucine fa sì che i migranti si nutrano poco e male. Biscotti, pane e pomodoro, angurie, cibo secco, risultano essere i loro pasti quotidiani. Solo i sedici che sono accolti all’interno della Masseria godono di un pasto al giorno fornito da Caritas e che spesso dividono con qualche amico che dimora all’esterno, in un’ottica di reciproco sostegno e solidarietà, unica loro rete di protezione. La precarietà multidimensionale osservata ed incrociata si ripercuote sul piano psicofisico dei lavoratori in maniera importante in alcuni casi, in un assoluto disorientamento e in una disarmante solitudine che spesso generano sul piano psichico difficoltà relazionali e dinamiche ansioso-depressive rilevanti e sul piano fisico dolori invalidanti, difficoltà nella mobilità e nell’esecuzione e nel mantenimento delle prestazioni lavorative. Dei tanti servizi previsti e concordati non vi è nulla ad oggi a Boncuri che, vista così, pare essere lo spettro di se stessa. Un luogo lasciato in balia delle onde, priva di tutto ancora, come privo di un ente gestore è il campo esterno dove sono alloggiati i lavoratori e nonostante la raccolta sia ormai ad uno stadio avanzato.

In particolare il CIR chiede di poter conoscere le ragioni che hanno determinato la mancata sottoscrizione ad oggi del Protocollo Provinciale per il contrasto allo sfruttamento e al caporalato promosso con tanto impegno dalla Prefettura di Lecce, con la conseguente adesione di tutti i soggetti facenti parte del Tavolo di Coordinamento e soprattutto si chiede di sapere per quale motivo tutti i servizi paventati (dislocazione di unità operative del centro per l’impiego presso masseria Boncuri per lo svolgimento del servizio “liste di prenotazione”, Ambulatorio medico gestito da ASL-distretto di Nardò e SPESAL, container climatizzati ad uso foresteria, individuazione di un Ente addetto alla gestione del campo, servizio trasporto sui campi) rimangano ad oggi non attivati e pertanto mere parole.

La situazione è palesemente fuori controllo, e gli interventi previsti non possono attendere oltre. 

Dall’altro versante i caporali si sono ben organizzati nelle loro funzioni tipiche, attivando piccoli e grandi circuiti di sfruttamento e illegalità. Ce ne accorgiamo facilmente arrivando a Boncuri, dove settimanalmente e in maniera strutturata svolgiamo il nostro servizio volontario di consulenza legale e mediazione linguistica per conto del CIR, in collaborazione con una psicologa esterna anch’essa esperta di fenomeni migratori, allorchè troviamo dinnanzi all’ingresso di Masseria Boncuri camioncini di ogni genere e vecchie vetture parcheggiate, allorchè facce tristemente note alla cronaca giudiziaria penale siedono tranquillamente nei pochi angoli di frescura nei pressi e dentro la Masseria, quando fra i tanti racconti e le tante consulenze vi è quella, solo a titolo di esempio, del nostro giovane utente che ci dice che quelli che “organizzano il lavoro” gli hanno chiesto l’originale del permesso di soggiorno per vedere se potevano fargli fare un contratto e subito dopo un altro ci dice che riesce a lavorare con un contratto fatto a nome e con il permesso di un altro. Tutto pare rammentarci che qui siamo ancora nella terra di nessuno, o meglio di qualcuno che avendo pochi scrupoli si fa beffa della legge, dell’assenza dei controlli e del ritardo delle Istituzioni.

Per info e contatti: 

Avv. Donatella Tanzariello (CIR)
Avv. Mariastella Giannini (CIR)
Dott.ssa Francesca Carrozzo (CIR)
Dott.ssa Chiara Marangio (Psicoterapeuta)

 

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