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Tavola rotonda all’ambasciata canadese sui temi dell’immigrazione 20 luglio 2017 alla presenza del Ministro Canadese dell'Immigrazione, dei Rifugiati e della Cittadinanza, l’Onorevole Ahmed D. Hussen

 

Roma, 21 luglio 2017 - In occasione della visita a Roma del Ministro Canadese dell'Immigrazione, dei Rifugiati e della Cittadinanza, l’Onorevole Ahmed D. Hussen, il Presidente del CIR è stato invitato a partecipare alla tavola rotonda "Verso un dialogo più positivo sulle questioni migratorie in Italia", che si è tenuto all'Ambasciata del Canada a Roma. La tavola rotonda è stata conclusa da Federico Soda (OIM). Erano presenti tra gli altri, il delegato UNHCR, Stephane Jaquemet e Matteo Biffoni, delegato Anci all’immigrazione

Il Prof. Roberto Zaccaria, nel suo intervento, dopo aver ricordato le principali attività del Consiglio Italiano per i Rifugiati, ha risposto alle domande del moderatore, sul tema della paura e dell’informazione. Ha ricordato in premessa che secondo la Carta di Roma il 41 per cento delle notizie sui media italiani si riferiscono al tema dell’immigrazione e che questo argomento riesce inevitabilmente deformato a causa delle maggiori tensioni che si determinano in campagna elettorale. A proposito di deformazioni è emblematica la vicenda del progetto di legge sullo Ius soli, bloccato al senato per palesi tensioni elettorali.

Zaccaria ha ricordato poi gli ultimi dati sugli sbarchi dai quali si ricava che gli arrivi nel Mediterraneo sono ad oggi 110.475, che gli arrivi in Italia sono 93.314, mentre gli in Grecia sono 10.250 e in Spagna 6.524

Esiste un grande squilibrio nel numero dei richiedenti asilo e dei migranti sbarcati in Italia nel 2017 e il numero di nuovi richiedenti asilo in tutti gli altri paesi europei. In molti paesi europei i centri di accoglienza sono quasi vuoti mentre in Italia tutti i centri sono sovraffollati!
Il Governo italiano si preoccupa da tempo di trovare meccanismi con i quali l’Unione europea e gli altri Stati membri possano condividere efficacemente le responsabilità per i richiedenti asilo e i migranti, per non lasciare l’Italia, a causa della sua posizione geografica e della sua generosità, sola a affrontare la situazione, con tutta la criticità per la pace sociale e i costi per l’accoglienza.

L’Italia ha avanzato numerose proposte. Tra queste va ricordata quella di regolare le attività delle numerose ONG che prestano opera di salvataggio nel Mediterraneo e fino alle coste libiche, accanto alle navi della Guardia costiera italiana e della Marina militare. E’ noto che è stata anche fatta l’ipotesi di porre limitazioni agli sbarchi in Italia di navi battenti bandiere diverse o almeno allargare l’ambito dei porti sicuri, coinvolgendo i porti spagnoli e francesi come “porti vicini” per lo sbarco. Si deve ricordare però che Marsiglia e Barcellona hanno già dichiarato di non essere disponibili con i loro porti. Altra proposta è stata quella di rinegoziare l’operazione “Triton” di Frontex prevedendo lo sbarco di migranti salvati da navi “Triton” anche in porti non italiani. Il negoziato è ancora aperto. Si deve precisare che la decisione richiede l’unanimità degli Stati membri e degli Stati operativamente coinvolti. Anche il tema del ricollocamento è stato posto con la necessità di rinegoziare i termini del programma di ricollocamento di richiedenti asilo. In materia di protezione temporanea il Vice Ministro degli Esteri Giro e il Senatore Marconi hanno avanzato la proposta di attivare la Direttiva UE sulla Protezione Temporanea del 2001, o, in alternativa, l’art. 20 del Testo Unico Immigrazione del 1998. Il Ministro Minniti ha però precisato nel corso di un question time nella giornata del 19 luglio che non vi sono le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza.

Conclusivamente si deve ricordare come l’Italia negli anni passati gestisse l’immigrazione con i decreti flussi che portavano nel paese circa 170 mila persone all’anno. Questa è la dimensione paragonabile e superiore al Canada che fa arrivare nel suo paese circa 30.000 persone, soprattutto siriani, attraverso corridoi umanitari. Ora i decreti flussi in Italia per lavori temporanei sono 30.000 sulla carta ed in pratica non arrivano neppure a questo numero.
Il problema però è rappresentato dal fatto che se l’Italia non riuscirà a condividere a livello europeo l’accoglienza di questo numero sempre crescente di persone che vengono salvate e portate nel nostro paese, la ripresa di una politica importante di flussi di ingresso sarà più difficile.

 

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