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Progetto “Access to Protection: a human right”

Epim

Il progetto è sostenuto dall’ European Programme for Integration and Migration (EPIM), un’iniziativa in collaborazione con il Network of European Foundations

L'obiettivo del progetto “Access to Protection: a human right”, finanziato dal Network of European Foundations nell’ambito del Programma europeo per l’integrazione e la migrazione (EPIM), è quello di promuovere la conformità delle politiche e delle prassi nazionali e comunitarie con gli obblighi previsti dagli strumenti europei relativi ai diritti umani, in particolare a quelli stabiliti dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo nel caso Hirsi in merito all'accesso al territorio e alla protezione.
Il CIR è capofila del progetto in partenariato con l’Hungarian Helsinki Committee (Ungheria), Pro-Asyl Foundation (Germania), The People for Change Foundation (Malta), il Consiglio Greco per i Rifugiati (Grecia) e la Commissione spagnola di aiuto al rifugiato- CEAR (Spagna). Il Consiglio Portoghese per i Rifugiati, pur non essendo partner, svolge una ricerca sulla legislazione e prassi verificatisi in Portogallo a partire dal 2011.

Collaborano all’implementazione delle attività progettuali: l’UNHCR- Ufficio per l’Europa – Divisione Protezione Internazionale e la Commissione migrazione, rifugiati e sfollati dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Il CIR si avvale della consulenza legale dell’avvocato Antonio Giulio Lana e dell’avvocato Andrea Saccucci dell’Unione Forense per la tutela dei diritti umani, che hanno presentato il ricorso concernente il caso Hirsi dinanzi la Corte europea.

Il progetto vuole attuare un "cambiamento culturale”, favorendo il passaggio da una visione incentrata prevalentemente sulla sicurezza e sulle attività di contrasto all’immigrazione irregolare ad un approccio che bilanci tali esigenze con il rispetto dei diritti umani, in particolare del principio di non-refoulement e dell’accesso alla protezione, attraverso modifiche legislative a livello nazionale e comunitario e l’adozione di apposite linee guida e regolamenti . Il progetto vuole inoltre promuovere un miglioramento delle prassi, in particolare rispetto ai servizi di informazione e di orientamento legale alle frontiere e ai sistemi di controllo delle stesse.

Il CIR ha organizzato lo scorso 15 ottobre 2013 a Roma il dibattito pubblico “Accesso alle frontiere – accesso alla protezione”, in cui sono intervenuti: Christopher Hein, Direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati, l’Onorevole Jean-Leonard Touadì, Ministero degli Affari Esteri, il Senatore Luigi Manconi, Senatore della Repubblica e Presidente della Commissione Diritti Umani, Giovanni Pinto, Direttore Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere , Ministero dell’Interno, Laurens Jolles, Delegato UNHCR Sud Europa e Giusy D’Alconzo, Amnesty International.

Il Rapporto- Durante il seminario è stato presentato il rapporto Accesso alla protezione: un diritto umano, elaborato dal CIR, che raccoglie le statistiche aggiornate, le prassi, le norme che regolano l’accesso al territorio italiano. E le raccomandazioni necessarie a migliorare il sistema di accesso a territorio.

Per quanto riguarda gli sbarchi è stata rilevata nell’indagine una grave violazione del diritto di accesso alla procedura d’asilo: l’Italia ricorre in maniera frequente a procedure sommarie di respingimento differito nei confronti di migranti egiziani e tunisini sbarcati sulle coste del Sud Italia. Dall’inizio del 2013 sono stati infatti centinaia gli stranieri egiziani e tunisini rimpatriati senza avere la possibilità di entrare in contatto con le organizzazioni umanitarie. Negli sbarchi, all’arrivo, vengono effettuate interviste per la verifica della nazionalità, espletate da operatori della Pubblica Sicurezza. Si tratta di un esame superficiale che non coinvolge operatori umanitari e che non tutela pienamente il diritto a chiedere protezione internazionale da parte di questi migranti. I migranti egiziani e tunisini vengono solitamente separati dagli altri migranti e collocati prevalentemente in Centri di Primo soccorso e accoglienza (CPSA), adibiti a strutture di detenzione pur non essendo dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), oppure in altri centri chiusi, prima di essere rimpatriati. Il trattenimento dei migranti in tali strutture viene effettuato senza alcuna procedura di convalida giurisdizionale e in questi centri i migranti tunisini ed egiziani sono identificati dalle rispettive autorità consolari e rinviati generalmente entro 48 ore dopo il loro ingresso in Italia.

L’Italia ha siglato accordi bilaterali con la Tunisia, L’Egitto, la Libia e l’Algeria: ma questi accordi bilaterali prevedano norme sugli standard minimi dei diritti umani e includano garanzie per l’accesso alla procedura di asilo, la proibizione di qualsiasi forma di espulsione collettiva ed il dovere di rispettare il principio di non-refoulement.

Ma in Italia non si arriva solamente attraverso gli sbarchi, molti i migranti che arrivano sulle coste dell’Adriatico nelle navi commerciali provenienti dalla Grecia, nascosti nelle stive e nei camion. Secondo i dati del Ministero dell’Interno nel 2012 presso gli scali marittimi adriatici di Ancona, Bari, Brindisi e Venezia sono stati identificati circa 1.809 stranieri irregolari provenienti dalla Grecia, di cui: 691 presso il porto di Ancona, 662 a Bari, 173 a Brindisi, e 283 a Venezia. Del numero totale di migranti rintracciati presso i porti adriatici, 1.646 sono stati rinviati in Grecia, più del 90%. Sempre secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2013 si è registrata una diminuzione del numero dei migranti irregolari provenienti dalla Grecia e rintracciati presso i valichi adriatici: infatti, nei primi 6 mesi del 2013 sono state identificate in condizione di irregolarità 619 stranieri provenienti dalla Grecia via mare, di cui: 214 presso il porto di Ancona, 135 a Bari, 178 a Brindisi e 92 a Venezia. Rispetto alle riammissioni i rinvii verso la Grecia continuano ad essere estremamente significativi: al porto di Brindisi su 178 migranti arrivati dal 1 gennaio al 30 giugno 2013, 173 sono stati rinviati in Grecia; ad Ancona su 214 persone178 sono state riammesse; a Bari su 135 sono state riammesse 107 persone; mentre a Venezia su 92 arrivi sono state riammesse 71 persone.

Leggi la brochure sul rapporto "Access to Protection: Bridges not Walls"

Scarica il rapporto “Access to Protection: Bridges not Walls”

Leggi i comunicati CIR

http://www.cir-onlus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=896&lang=it

http://www.cir-onlus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=896:cir-rafforzare-la-protezione-per-i-rifugiati-e-rispettare-obblighi-internazionali&catid=13:news&lang=it&Itemid=143

Leggi la brochure “Accesso alla Protezione un diritto umano”

Leggi il Rapporto “Accesso alla Protezione un diritto umano”