La situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo nel 2003
(tratto dal CIRNOTIZIE maggio-giugno 2004)
di Christopher Hein - Direttore del CIR
L'arrivo dei richiedenti asilo nel 2003 ha avuto caratteristiche assai diverse da quelle dell'anno precedente. Prima di tutto a causa della guerra contro l'Iraq, iniziata nel mese di marzo, i cui effetti sono stati ben diversi da quelli che molti, anche all'interno delle Nazioni Unite, avevano ipotizzato: anziché provocare un esodo massiccio dall'Iraq prima verso i paesi confinanti e successivamente verso l'Europa, si è verificata una forte diminuzione dell'arrivo dei richiedenti asilo iracheni, inclusi quelli di etnia curda. Nel 2002, invece, i cittadini iracheni costituivano in Italia, come più in generale in tutta Europa, il gruppo nazionale più numeroso. E'diminuito anche l'arrivo di rifugiati dall'Afghanistan e dallo Sri Lanka; in quest'ultimo caso il cessate il fuoco tra le parti in conflitto, firmato grazie all'iniziativa del governo norvegese, nonché l'intervento del governo italiano per bloccare l'afflusso di boat-people di cingalesi - innanzitutto attraverso un accordo con l'Egitto per il passaggio nel canale di Suez - ha prodotto nella seconda parte dell'anno quasi l'azzeramento dell'arrivo di richiedenti asilo da quel paese. Per gli afgani invece si è fatto sentire l'effetto del cambiamento politico dopo l'intervento militare, cambiamento che ha indotto centinaia di migliaia di afgani a fare ritorno nel loro paese. In sostanza, quindi, si può dire che, alcuni dei maggiori conflitti nel mondo, che negli anni passati avevano provocato massicci arrivi di rifugiati, sono stati parzialmente superati, almeno nella loro fase più acuta.
Sono invece esplosi nuovi conflitti e si sono aggravate crisi già esistenti in Africa, soprattutto nell'area subsaharaiana; è infatti drammatica la situazione in paesi come la Liberia, la Costa d'Avorio, la Sierra Leone, per non parlare della Somalia; in quest'ultimo paese, l'assenza di soluzioni alla perenne instabilità e la mancanza di protezione effettiva dei cittadini somali fuggiti verso altri paesi africani hanno causato un nuovo esodo di rifugiati provenienti dal Corno d'Africa verso l'Europa, inclusa l'Italia.
Le rotte di arrivo dei richiedenti asilo si sono
concentrate soprattutto in direzione dell'isola di Lampedusa e verso alcune zone
della Sicilia meridionale; le imbarcazioni sono arrivate non soltanto, come in
passato, dalla Tunisia, ma anche, durante il 2003, in misura maggiore, dalle
coste libiche.
L'opinione pubblica in Italia e in tutta Europa è stata scossa da nuove
tragedie, come i naufragi nel canale di Sicilia, verificatisi nei mesi giugno e
ottobre, con più di 200 morti nel mare. In decine di casi non si sono trovati
neanche i cadaveri e le vittime non avranno mai un nome ed una sepoltura.
Il seguente Rapporto cerca di fornire un quadro statistico degli arrivi, quadro che un'altra volta si deve basare sulle stime dell'osservatorio del CIR, piuttosto che sui dati ufficiali del Governo. In linea con la tendenza in tutta l'Europa comunitaria, il numero dei richiedenti asilo è diminuito complessivamente di circa il 20%. Allo stesso tempo - in particolare per l'Italia - è in costante aumento il numero dei cosiddetti "casi Dublino", ovvero dei richiedenti asilo restituiti all'Italia dagli altri Paesi europei sulla base del "Regolamento Dublino 2".
A livello normativo, è continuata per tutto il 2003
l'applicazione della vecchia Legge Martelli del 1990; la riforma sulla procedura
d'asilo contenuta nell'art.32 della Legge 189/02, cosiddetta Legge Bossi-Fini,
non è stata ancora attuata in assenza del Regolamento di attuazione.
Il CIR ha partecipato attivamente al dibattito su tale Regolamento, constatando
a sorpresa che nel luglio 2003 il Consiglio dei Ministri ha approvato un testo
assai restrittivo, che, invece di interpretare in modo "benevolo" la
Legge, tende a ridurre ancor di più le garanzie dei richiedenti asilo durante
la procedura. Tale testo, prima di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e
quindi entrare in vigore, deve passare alla Conferenza unificata
Stato-Regioni-Enti Locali, al Consiglio di Stato e alla Corte dei Conti. A
dicembre, dopo un lungo dibattito, la Conferenza unificata ha emesso un parere
negativo e un mese dopo il Consiglio di Stato ha sospeso la pronuncia del parere
in attesa di ben 11 modifiche suggerite.
Allo stesso tempo, è iniziata presso la Prima
Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati il dibattito sulla
Legge organica in materia di asilo e protezione umanitaria, in attuazione
dell'art.10 comma 3 della Costituzione.
Le varie iniziative parlamentari sono state armonizzate tra di loro in un testo
unificato, curato dal relatore on.le Antonio Soda. Verso la fine dell'anno il
Governo ha sciolto le riserve su tale dibattito parlamentare. Il Governo aveva
precedentemente espresso la volontà di attendere l'approvazione della normativa
europea in materia, che, secondo il calendario approvato dal Consiglio di
Siviglia del giugno 2002, doveva avvenire entro la fine del 2003. Quando è
parso evidente che questi tempi non potevano essere rispettati, il Governo ha
dato luce verde per l'emanazione di una Legge nazionale organica sull'asilo.
Come abbiamo detto, a livello comunitario, i risultati
raggiunti durante l'anno non hanno colmato le aspettative. Le due Direttive
centrali per un sistema di protezione dei rifugiati in Europa - una sulla
definizione del rifugiato e sulla protezione sussidiaria, l'altra sulla
procedura d'asilo - hanno subito una battuta d'arresto nel dibattito del
Consiglio, e la Presidenza Italiana dell'Unione Europea del secondo semestre non
ha potuto concludere i lavori. Invece, il 27 gennaio, è stata approvata
definitivamente la Direttiva sulle condizioni minime di accoglienza dei
richiedenti asilo; gli Stati Membri dovranno recepire nei rispettivi ordinamenti
interni tale provvedimento entro febbraio 2005. Nel settembre è stata approvata
l'importantissima Direttiva sul ricongiungimento familiare dei cittadini
stranieri, che include un capitolo dedicato al ricongiungimento familiare dei
rifugiati.
Gli enti non governativi di tutela dei rifugiati in tutta Europa, nonché l'UNHCR,
sono rimasti insoddisfatti di entrambe le normative approvate, visto che esse
non rappresentano una vera politica uniforme e comunitaria, rispecchiando invece
la linea da tempo temuta: quella dell'armonizzazione al livello del denominatore
comune più basso.
Tra le iniziative positive della Presidenza Italiana nel settore Giustizia e Affari Interni è da segnalare la realizzazione del Seminario Internazionale sull'arrivo protetto dei rifugiati Europa, organizzato dalla Commissione Europea, dal Ministero dell'Interno in collaborazione con il CIR, il 13 e 14 ottobre 2003 a Roma. Un gruppo di 150 delegati di 30 governi, insieme ai rappresentanti dei principali organismi internazionali interessati hanno discusso per due giorni i sistemi per gestire in modo più ragionevole e umano gli arrivi di stranieri bisognosi di protezione internazionale e quindi, indirettamente, i modi per affrontare il traffico di esseri umani, nonché il fenomeno dei boat people e dei naufraghi.
Per quanto concerne l'accoglienza, è proseguita l'attività del Programma Nazionale Asilo e quindi della rete di comuni impegnati, insieme alle associazioni, nella gestione di circa sessanta centri di accoglienza di piccola e media dimensione. Nella seconda parte dell'anno si è costituito il Servizio Centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, come previsto dalla Legge Bossi-Fini (l'unico aspetto della riforma entrato in vigore anche senza Regolamento). Anche in questo caso si è fatta sentire l'incertezza legislativa, nonché i forti ritardi dei pagamenti dello Stato ai comuni partecipanti al Sistema. I 1.300 posti-letto offerti dal Sistema sono in grado di soddisfare poco più dell'8% della totalità della domanda, quindi una piccolissima parte rispetto alla necessità di trovare accoglienza per chi chiede asilo in Italia.
Infine, una parola sulla situazione della "nostra casa", il CIR. Una successiva serie di blocchi nell'erogazione di finanziamenti pubblici, gli orientamenti politici non proprio favorevoli in Italia e in Europa alle attività di un'associazione come la nostra, nonché l'incertezza normativa, sono stati i principali fattori che hanno causato una difficile situazione finanziaria per il CIR. Per questo, all'inizio dell'anno, è stato fortemente ridotto il personale operante a Roma (mancato rinnovo dei contratti di collaborazione) ed è stata chiusa la seconda sede del CIR di Roma a Via Torino. Per mezzo di tali tagli, nonché attraverso la politica di "funding-mix", volta alla diversificazione degli enti finanziatori delle attività, durante la seconda parte dell'anno il CIR ha iniziato a superare la sua critica situazione economica.