L'Italia si e' invece detta determinata a ratificare il protocollo
facoltativo relativo alla Convenzione contro la tortura ''quando si
sara' dotata di un meccanismo nazionale di prevenzione
indipendente''.
''Manca un testo unico ma in vari capitoli dei nostri codici per la
tortura sono gia' previste pesanti sanzioni''. Cosi' l'ambasciatore
italiano presso le organizzazioni internazionali a Ginevra, Laura
Mirachian, ha motivato all'ANSA il 'no' dell'Italia all'introduzione
di una definizione esplicita di 'tortura' nel codice penale come
raccomandato nel febbraio scorso dal Consiglio dell'Onu per i
diritti umani. L'ambasciatrice, precisando che il dibattito
all'interno del Consiglio di Ginevra si e' concentrato ''sulle
problematiche dell'immigrazione e non sulla tortura'', ha spiegato,
inoltre, che l'Italia ''ha gia' sottoscritto il protocollo
facoltativo relativo alla Convezione contro la tortura e lo
ratifichera''', inserendo anche ''un meccanismo di vigilanza per la
tortura all'interno della prevista Autorita' nazionale per il
rispetto dei diritti umani''. La revisione del cosiddetto pacchetto
di sicurezza sull'immigrazione e' stata invece respinta - ha
spiegato la diplomatica - in quanto l'Italia ha una sua politica
''basata sulla divisione tra immigrati regolari e irregolari, sul
dialogo con i Paesi d'origine e di transito''. Per questo, ha
concluso la Mirachian, l'Italia ''non puo' aderire alla Convenzione
internazionale sui migranti, che non distingue gli irregolari da una
immigrazione sana che invece va incoraggiata''. (ANSA).
Critiche sulla decisioni dal Comitato per la Prevenzione e la
Tortura del Consiglio d’Europa, da Amnesty International.