Un’operatrice
del CIR ha ottenuto il permesso dalla Prefettura locale di
visitare questa mattina una parte dei rifugiati superstiti
sbarcati a Gela e trasferiti nel centro di
accoglienza all'interno del campo di Pian Del Lago a
Caltanisetta.
Le persone
presenti nel centro di accoglienza - gestito dalla
cooperativa Albatros - sono tutte di nazionalità eritrea: si
tratta di 54 uomini (tutti eritrei tranne 4 che invece sono
etiopi di etnia oromo). di 12 donne e di un nucleo familiare
con 2 minori. Non risultano esserci altri minori.
Gli altri
superstiti, per mancanza di posto a Caltanissetta, sono stati
momentaneamente ospitati in una scuola a Gela, e non si sa
dove saranno successivamente trasferiti.
La maggior
parte delle persone incontrate dall’operatrice del CIR ha già
fatto richiesta d’asilo appena arrivata a Gela. Chi ancora
non l’ha fatto ha espresso l’intenzione di accedere alla
procedura questo pomeriggio.
L’operatrice
del CIR era accompagnata da un interprete che parlava
tigrigno e amarico, e ciò gli ha permesso di comunicare più
agevolmente con gli stranieri e di verificare che erano
arrivati con informazioni superate sui tempi e le modalità
riguardanti l’espletamento della richiesta d’asilo.
Il CIR ha
potuto accertare che
per gli eritrei presenti a Caltanissetta non ci saranno
ostacoli all’ammissione alla procedura d’asilo.
Alla luce di
questa ennesima tragedia che aggiunge altri morti, a migliaia,
che negli ultimi anni sono annegati nel disperato tentativo di
arrivare in un posto sicuro in Europa, il CIR ribadisce
l’urgente necessità di impostare una politica che
permetta a queste persone di giungere in Italia e in Europa in
modo regolare e protetto. A parte le attività repressive
contro i trafficanti di persone, il CIR considera che
sviluppare una tale politica a livello italiano ed europeo sia
l’unica strategia efficace per ridurre finalmente il numero
di vittime e di arrivi irregolari in generale.
Il CIR
richiama l’attenzione sul fatto che l’Eritrea, secondo
tutte le fonti internazionali, non dà attualmente alcuna
garanzia del rispetto dei diritti umani. In particolare i
giovani, sia uomini sia donne, si trovano nelle condizioni di
dover svolgere un servizio militare senza limite di tempo e in
condizioni inumane (ad esempio - secondo rapporti affidabili
– risulta che le donne arruolate sono molto spesso vittime
di abusi sessuali).
Inoltre ci si
chiede come mai una nave di tale grandezza, con 160
persone a bordo, con tutta la tecnologia di sorveglianza
esistente e il dispiego di forze di vari paesi presente nel
canale di Sicilia, non sia stata avvistata o segnalata
prima che avvenisse la tragedia.