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Dal 1996
il CIR con l’acronimo Vi.To è impegnato in vari progetti
di Accoglienza e Cura delle Vittime di Tortura.
Attualmente questo impegno è sostenuto dal Fondo Europeo
per i Rifugiati (FER), dal Fondo Volontario delle
Nazioni Unite per le Vittime di Tortura e dalla
Commissione Europea. Il progetto partecipa alla rete che
fa capo all’IRCT – International Rehabilitation Centre
for Torture Victims (Copenhagen – Danimarca).
Perché
questo progetto
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Metà
della popolazione mondiale vive sotto governi che
praticano la tortura.
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Un
rifugiato su quattro ha personalmente subito
esperienze di tortura.
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In
Europa vivono 400.000 rifugiati sopravvissuti a
tortura.
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Nel
2010 si stima che circa 65.000 richiedenti asilo
vittime di tortura abbiano raggiunto l’Europa
Attualmente il progetto ha in carico circa 600 nuclei
familiari di richiedenti asilo e rifugiati sopravvissuti
a tortura.
Le
attività del Progetto
Il
progetto, che si caratterizza per un approccio
multidisciplinare e integrato, prevede una pluralità di
attività dirette alla persona. L'assistenza legale,
che garantisce un supporto durante l’iter per il
riconoscimento dello status in Italia, l'assistenza
sociale, che contribuisce a prevenire una
traumatizzazione secondaria legata alle inadeguate
condizioni di accoglienza e che mira a facilitare un
processo di integrazione nel paese ospite (scuola,
sanità, casa e orientamento al lavoro).
Per la
complessità e la specificità delle problematiche e delle
patologie presentate dai sopravvissuti alla tortura, è
inoltre prsvista un’assistenza medica e psicologica
specialistica mirata sul target. Questa attività
si realizza nella diagnosi e cura degli esiti fisici e
psicologici del trauma e viene realizzata anche in
cooperazione con il centro per le patologie da stress
dell’Azienda ospedaliera S. Giovanni.
Un aspetto
particolarmente qualificante del progetto è la gestione
di laboratori di riabilitazione psico-sociale
che costituiscono un importante percorso terapeutico e
di integrazione, in particolare nella fase iniziale
della permanenza in Italia dei richiedenti asilo
sopravvissuti a tortura. L'inserimento nel gruppo
laboratoriale offre un'esperienza ponte tra mondo
esterno e mondo interno. Queste attività prevedono un
impegno di due o tre volte a settimana in diversi ambiti
di formazione, dal teatro al restauro e alla
musicoterapia. La frequenza al laboratorio è collegata a
delle borse-lavoro, che consentono l’introduzione di un
supporto economico al di fuori di una logica
strettamente assistenzialistica.
Il
laboratorio di teatro
La tortura
mira alla distruzione dell'identità delle sue vittime e
ha un effetto dirompente sulla psiche di chi la subisce,
determinando veri e propri stati di frammentazione
psichica. Recuperare i frammenti per poter ricostruire
una "storia che cura", per integrare l'indicibile, è un
processo difficile da compiere, ed è necessario uno
spazio intermedio in cui sia possibile uno scambio
simbolico. In questo spazio si colloca l'esperienza
del laboratorio di riabilitazione psico-sociale
attraverso il teatro, dove l'utilizzo delle metafore può
recuperare quei piccolissimi frammenti di vita umana
rimasti impigliati nel silenzio. Il recupero
dell'integrità dell'umano non può che passare per un
restauro della relazione, abbozzata e frammentata forse,
ma comunque restituita al suo tempo, il presente. La
possibilità di ricostruire una biografia e una identità
spezzate si fonda su questo linguaggio metaforico, da
ponti, da nicchie dove ricomporre la narrabilità
dell'umana e disumana esperienza. Queste riflessioni,
risorse, suggestioni hanno trovato uno spazio naturale e
una struttura portante nel laboratorio di riabilitazione
psico-sociale in ambito teatrale.
Un
laboratorio di teatro è innanzi tutto uno spazio
d’incontro fra uomini e donne per lavorare su uomini e
donne. Le vie per affrontare il lavoro sono
innumerevoli, ma in un incontro tra persone con
provenienza, lingua e bagaglio culturale così diverse e
storie personali così spesso segnate da recente dolore e
fuga la scelta era obbligata: gli “ostacoli” dovevano
diventare la nostra forza e la nostra fonte di
ispirazione. Trasformando ogni limitazione in una
ricchezza incommensurabile.
Questo
laboratorio di teatro dunque, si è proposto come un
punto di ritrovo dove tutto era da creare: i rapporti,
un linguaggio comune, un ritrovare se stessi attraverso
il riconoscimento della propria cultura, un porsi
domande sul qui e ora, un impegnarsi creativamente in
azioni collettive con responsabilità individuali, per
arrivare infine, alla creazione di uno spettacolo. Alla
base c’e stato un lavoro pratico sui canti, sugli
esercizi fisici orientato alla ricerca dell’organicità
del movimento, dell’ascolto dell’altro e della creazione
collettiva. La crescita individuale in termini di
autonomia, autostima e capacità di rapporto contribuisce
non solo al benessere individuale, ma anche al benessere
e al successo di gruppo.
Lo
spettacolo e la Giornata Internazionale a Sostegno delle
Vittime di Tortura
Il 26
giugno si celebra la Giornata Internazionale a
Sostegno delle Vittime di Tortura, indetta
dalla Nazioni Unite nel 1997. In questa occasione,
da sempre, organizziamo un evento per sensibilizzare e
mobilitare la società civile sul tema dei diritti umani.
Al centro di questa iniziativa c'è il teatro che, come
strumento con forte valenza terapeutica e simbolica, è
ambito privilegiato dei nostri Laboratori di
Riabilitazione Psicosociale a favore dei rifugiati
sopravvissuti a tortura. Negli scorsi anni questa
iniziativa si è sempre svolta in significativi spazi
pubblici romani, Piazza Farnese, Mercati Traianei,
Sant'Ivo alla Sapienza, al Teatro India e lo scorso anno
al Teatro Argentina.
Quest’anno lunedì
27 giugno 2011
al Teatro Ambra Jovinelli
alle ore 21.00
porteremo in scena
“Sulle
tracce delle conchiglie”
In
memoriam di Ken Saro Wiwa
Formazione e Regia di Nube Sandoval e Bernardo Rey |