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Il
CIR è partner italiano del progetto europeo Refugee
Stories coordinato dall'European
Council on Refugees and Exiles (ECRE) che ha coinvolto
organizzazioni di tutela dei rifugiati provenienti da 13 diversi Paesi.
L’idea di base del progetto, finanziato dall'European
Refugee Fund, Oxfam, Dutch Refugee Council e UNHCR,
è che attraverso la diffusione di storie di vita di rifugiati e
richiedenti asilo si possa incoraggiare una migliore informazione e una
più equa percezione delle difficili condizioni in cui questi sono
costretti a vivere in Europa. Sono state quindi raccolte storie,
attraverso testimonianze, case
studies e interviste in profondità, che denunciano come le vite dei
rifugiati siano drammaticamente condizionate dalle politiche europee
sull’asilo e dai conseguenti recepimenti nelle legislazioni nazionali.
Parte essenziale del progetto è la promozione della massima diffusione
di tale materiale attraverso i media al fine di raggiungere una più
ampia e informata sensibilizzazione su questi temi.
In
Italia, in particolare, il focus d’indagine è stato l’impatto del
cosiddetto Regolamento Dublino II sulle condizioni esistenziali dei rifugiati.
Tale regolamento (vedi approfondimento nel box) stabilisce i criteri e i
meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame
delle domande di asilo. Questo strumento è stato introdotto al fine di
risolvere il cosiddetto problema dei rifugiati in
orbita. Ovvero, per garantire che ogni richiedente asilo abbia la
sua domanda esaminata da uno Stato membro dell’Unione Europea,
evitando il rischio di essere “rimbalzato” da uno Stato all’altro
senza una chiara presa in carico dell’analisi della sua domanda. I
parametri individuati per determinare lo Stato ruotano però intorno ad
un unico principio: lo Stato che permette l’ingresso, regolare o no,
nel territorio dell’Unione Europea del richiedente asilo è quello
responsabile dell’esame e dell’eventuale accoglimento
dell’istanza, indipendentemente da dove questa venga presentata. Tale
principio può essere derogato solo nel caso in cui in un Paese
dell’Unione siano presenti parenti stretti (moglie/marito; figli
minorenni; genitori se si tratta di minori) del richiedente asilo già
riconosciuti rifugiati.
Queste
rigide regole si stanno dimostrando estremamente rischiose e spesso
distruttive per l’equilibrio della vita di centinaia di persone e
dovranno essere riviste nel corso di quest’anno. Parliamo di vite
drasticamente interrotte, di persone che hanno fortuitamente
attraversato una frontiera e dopo anni di vita (a volte addirittura 4/5)
vissuta in uno Stato in cui hanno cominciato un già difficile percorso
di inserimento si vedono rispedire
in un Paese diverso, che non hanno scelto, dove forzatamente
ricominciare l’ennesimo processo di integrazione affettiva, culturale
e sociale. Un gruppo coordinato dall’Ecre e formato da 73
organizzazioni per la difesa del diritto d’asilo provenienti da vari
Paesi europei, ha presentato il 27 giugno 2006
ufficialmente una lettera al Commissario Frattini, competente per
la materia, sottolineando come tale Regolamento stia fallendo nel
garantire ai richiedenti asilo delle procedure eque, mettendo i
rifugiati a rischio e causando inutili sofferenze alle famiglie, ai
minori e ai sopravvissuti a tortura. Le organizzazioni hanno anche
formulato diverse raccomandazioni.
All’interno
del progetto Refugee Stories
abbiamo raccolto 10 storie di richiedenti asilo e rifugiati la cui vita
è stata drasticamente modificata a causa di tale strumento legislativo.
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