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Il
rifugiato è una persona in pericolo, costretta a fuggire dal proprio
Paese per un fondato timore di persecuzione a causa della sua razza, religione, nazionalità,
per il gruppo sociale al quale appartiene, per le sue opinioni
politiche.
Questa
definizione è contenuta nell’art.1 della Convenzione
di Ginevra del 1951
firmata da numerosi stati europei e non, nella quale sono indicati i
diritti e i doveri di coloro che si trovano nella condizione di
rifugiato o di richiedente asilo. La Convenzione contiene anche le
disposizioni che regolano il comportamento dei Paesi verso i quali viene
fatta richiesta d’asilo.
Il
rifugiato non è un immigrato
che sceglie di spostarsi per trovare migliori opportunità di vita, bensì
una persona costretta ad abbandonare la sua casa ed il suo Paese in
cerca di protezione.
Il
fenomeno dell’affluenza dei richiedenti asilo in Europa e in
particolare nel nostro paese è iniziata negli anni ’60. Da allora,
con alti e bassi, il
fenomeno è proseguito e si è ampliato
assumendo sfaccettature sempre diverse, soprattutto a partire dagli anni
‘90.
Nel
presentare la domanda d’asilo, la prima difficoltà è costituita
dall’attraversamento
della frontiera. I
rifugiati sono spesso costretti a scappare dai loro paesi senza avere la
possibilità di portare con sé i propri documenti e tanto meno di
richiedere un visto, dovendo in tal modo oltrepassare la frontiera
clandestinamente ed in condizioni di pericolo e precarietà.
In
attesa che venga definito il suo status, il rifugiato deve poter vivere,
nel Paese ospitante, in condizioni di dignità e sicurezza. In Italia
l’assistenza alle persone che hanno fatto richiesta di asilo è molto
limitata; ancora non siamo in presenza di un sistema strutturato ed
efficiente di accoglienza in grado di rispettare quelle “garanzie
minime” stabilite a livello internazionale ed europeo.
Una
vota accolta la sua domanda nel nostro Paese, il rifugiato gode dei
diritti e osserva i doveri propri dei cittadini italiani, pur se con
inevitabili difficoltà di integrazione, legate alla sua particolare condizione
di persona sradicata dal suo contesto e costretta a “rifarsi una
vita”.
Tra
i rifugiati, inoltre, vi sono persone particolarmente vulnerabili e
bisognose di protezione, come i minori,
gli anziani, le vittime di tortura, le donne che hanno subito violenza. Per
loro è ancora più difficile superare il trauma stesso della fuga e
trovare i giusti percorsi di integrazione in un Paese straniero, che
spesso mostra riluttanza, indifferenza e distacco nei loro confronti.
Un
sistema di accoglienza giusto ed efficace è quello in cui il rifugiato
può trovare asilo dalle persecuzioni nel pieno rispetto della sua
dignità di persona umana e con la possibilità di un corretto sviluppo
personale e di un pieno inserimento sociale.
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