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Sentenza della Corte di Giustizia UE – Rettifica

2 maggio 2011- Lo scorso 28 aprile scorso abbiamo pubblicato su questo sito un primo commento alla sentenza delle Corte di Giustizia UE, pubblicata nella stessa data. Erroneamente, come peraltro quasi tutta la stampa, abbiamo dato l’impressione che la Corte avesse dichiarato il reato di ingresso e soggiorno irregolare incompatibile con le norme comunitarie, reato introdotto con il pacchetto sicurezza (legge 94/2009) in forma di emendamento al Testo Unico Immigrazione, l’articolo 10 bis.

Il fatto è che la Corte non si pronuncia e non è stata nemmeno investita sulla questione del cosiddetto reato di clandestinità, che peraltro non prevede il carcere per gli immigrati in situazione di irregolarità bensì un’ammenda pecuniaria e ammette la giurisdizione del Giudice di Pace.

Ci scusiamo con i visitatori del sito.

Ringraziamo l’avvocato Valentina Tosini, Cagliari, che ci ha fatto notare la giusta lettura della Sentenza.

La sentenza, invece, si riferisce all’incompatibilità del reato ex articolo 14, commi 5-ter e 5-quater del Testo Unico Immigrazione con la Direttiva europea sul ritorno (Direttiva 2008/115/CE del 16 dicembre 2008). Tale reato, che infatti prevede la reclusione da uno a 4 anni, se lo straniero senza giustificato motivo si trattiene nel territorio dello Stato in violazione all’ordine impartito dal Questore di lasciare il territorio entro il termine di 5 giorni, qualora non è stato possibile trattenere lo straniero presso un Centro di Identificazione ed Espulsione , ovvero siano trascorsi i termini del trattenimento senza aver eseguito l’espulsione o il respingimento.

Secondo il comma 5-quater dell’articolo 14, la reclusione è da uno a 5 anni se lo straniero viene trovato nel territorio dello Stato dopo un provvedimento di espulsione seguito da un ordine di lasciare il territorio entro 5 giorni.

La Sentenza della Corte europea non è per questo meno importante. Di fatto il reato ex articolo 14 del Testo Unico non dovrà più essere perseguibile.

E’ da ricordare che fin qui molti permessi di soggiorno nell’ambito dell’ultima regolarizzazione sono stati bloccati perché i richiedenti avevano riportato una condanna a seguito della norma che ora non dovrà più essere applicata.