Forma di governo: Repubblica
Capo dello Stato: Abdiqasim Salad Hassan (ad interim) dal 27 agosto 2000
Superficie: 637.657 Km
Capitale: Mogadiscio (900.000 ab.)
Altre città: Afgoi (17.289), Bardera (7.874), Berbera (70.000), Bereda (9.323), Bur Acaba (10.924), Coriolei (21.373), Gelib (10.731), Gia mama (22.030), Uanle Uen (9.650)
Popolazione: 9.672.000 ab. (i dati risalgono al 1999) attualmente si stimano 10.390.000 ab. (2001)
Densità: 16 ab./Km
Religione: musulmani sunniti 99,9%, altre 0,1%
Lingua: arabo e somalo (ufficiali), inglese, italiano
Moneta: somali shillings
PNL/ab.:
110 $ U.S.
Membro di: Lega Araba, OCI, ONU e OUA, associato UE
Organizzazioni internazionali e ONG presenti in Somalia: Acnur; Intersos; Cosv; Aidos; Cisp
CONFINI E TERRITORIO:
La Somalia confina ad Ovest con il Kenya e l'Etiopia, a Nord-Ovest per un breve tratto con il Gibuti; si affaccia a Nord al Golfo di Aden e ad Est all'Oceano Indiano. Il rilievo consta di un vasto tavolato che da 2000 m si abbassa gradualmente verso l'Oceano Indiano. I fiumi principali sono l'Uebi Scebeli e il Giuba. Il clima è arido con scarse piogge.
POPOLAZIONE:
La popolazione della Repubblica somala risiede in gran parte nelle aree rurali, infatti nel 2000 solo il 27,5% della popolazione viveva nelle aree urbane. Tra il 1995 ed il 2000 si è assistito ad una crescita annua del 2,9%, contrastata da una mortalità del 18,7% (la mortalità infantile è di 120,7‰). La speranza di vita per gli uomini è di circa 45 anni e 48 per le donne.
I somali costituiscono il 98,3% della popolazione, ma è presente anche una minoranza araba dell'1,2%.
Il tasso di alfabetizzazione per gli adulti è di circa il 24%.
L'allevamento seminomade di ovini, caprini e cammelli costituisce l'attività principale della popolazione insieme all'agricoltura concentrata soprattutto nelle valli della Giuba e dell'Uebi Scebeli. Solo 8 milioni di ettari, corrispondenti al 13% del territorio nazionale, sono coltivabili.
CENNI STORICI:
Nata dall'unione della Somalia, in Amministrazione Fiduciaria Italiana dal 1950, con il Somaliland, protettorato britannico, l'attuale Repubblica Democratica di Somalia è indipendente dal 1° luglio 1960. Pur non avendo lasciato lo Stato somalo in condizioni idilliache (la Somalia nasceva con un deficit nella bilancia dei pagamenti, un esiguo numero di tecnici specializzati e un confine indefinito con l'Etiopia), l'Amministrazione Fiduciaria Italiana lasciava dietro di sé uno Stato avviato allo sviluppo ed al progresso, dotato di un efficiente sistema scolastico, una moneta solida garantita dalla Banca d'Italia, una costituzione democratica che garantiva il rispetto dei diritti umani e politici del cittadino, un sistema giudiziario moderno.
Il governo italiano continuò ad assistere tecnicamente ed economicamente la Somalia, così come fece anche la comunità internazionale, ma fin dall'inizio il clanismo ed il nepotismo degradarono la vita politica e l'amministrazione pubblica.
L'esercito intervenne con un colpo di stato militare nel 1969. Il generale Siad Barre prese il potere e mise agli arresti l'intero gabinetto ed alcuni leader politici, dando così inizio alla seconda Repubblica.
Furono presto presi diversi provvedimenti che limitarono notevolmente la libertà della popolazione:
§ abolizione della costituzione, quindi di tutte le libertà e i diritti fondamentali dell'uomo in essa previste;
§ promulgazione di una serie di leggi liberticide che definirono come reato l'esercizio dei principali diritti previsti dalla costituzione abolita: diritto di sciopero, di dimostrazione, di critica nei confronti del nuovo regime, sia a mezzo di stampa che di semplice parola, di rassegnare le dimissioni dal proprio posto di lavoro per i dipendenti pubblici. Per la maggior parte di questi reati era prevista la pena di morte;
§ istituzione della Corte di Sicurezza Nazionale per giudicare di tali reati a cui sono preposti giudici militari privi di una preparazione giuridica;
§ istituzione di organi per la repressione di qualsiasi attività contraria al regime, tra questi il Servizio per la Sicurezza Nazionale,
§ istituzione di carceri speciali, dove venivano detenuti, anche senza processo e per un periodo indefinito, tutti coloro che erano sospettati dal regime;
§ la tortura era ed è tuttora praticata durante gli interrogatori.
Le poche piccole imprese esistenti vennero nazionalizzate dal regime che istituì inoltre l'Ente per l'ammasso degli alimenti di base della popolazione. La produzione calò rapidamente provocando l'aumento della disoccupazione. Nonostante ciò il governo mosse guerra all'Etiopia prosciugando così le scarse finanze dello Stato.
Gran parte della popolazione emigrò verso gli Stati arabi, altri chiesero asilo in vari Stati del mondo. I militari liquidarono di nascosto tutto ciò che apparteneva all'Esercito Nazionale Somalo, che costituiva uno dei più potenti nell'Africa a Sud del Sahara.
Il 27 gennaio 1991 cade il regime di Siad Barre e si aggrava la guerra civile in Somalia.
Approfittando del caos generale il Somaliland - nel Nord - sotto la guida di Mohammed Ibrahim Egal si autoproclama indipendente il 18 maggio 1991.
Nel 1992 le Nazioni Unite avviano l'operazione "Restore Hope" per portare la pace nell'area, ma nel 1995 constatando il suo fallimento, ritirarono i contingenti militari.
Il
1 agosto 1998 anche il Puntland (nel Nord) si dichiara indipendente sotto il
comando di Abdullahi A. Yussuf.
Conferenza di El Doret (Kenya)
Dal 1991 ad oggi si sono susseguite diverse Conferenze di pace con lo scopo di portare ordine e stabilità nella regione.
La fragile struttura istituzionale decisa alla conferenza di Gibuti (maggio – agosto 2000), basata su un Presidente ad interim, un Governo e un Parlamento transitori (TNA) ha cercato di insediarsi a Mogadiscio, con l’aiuto della Lega araba e di alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Nonostante ciò i leader dei due Stati secessionisti (Somaliland e Puntland) e vari gruppi armati hanno costituito, con il sostegno dell'Etiopia, una struttura parallela: il Consiglio di restaurazione e riconciliazione (SRRC) avente come fine la costituzione di un "Governo transitorio di unità nazionale rappresentativo".
Un'ultima conferenza di pace, ancora in corso, è stata promossa dal governo keniota ad El Doret (in Kenya) nel dicembre del 2001 con lo scopo di aprire un dialogo tra il Governo nazionale transitorio (TNG) e le varie fazioni politiche operanti nello Stato. I lavori delle commissioni sono cominciati nell’ottobre del 2002 sotto l’egida dell’Autorità intergovernativa allo sviluppo (Igad), che raggruppa gli Stati della regione e con il sostegno dell’Unione Europea, dell’ONU, degli Stati Uniti e della Lega Araba.
Sono state istituite sei commissioni per lavorare su una bozza costituzionale comune:
1. disarmo e smobilitazione
2. diritti fondiari e proprietà
3. ristrutturazione economica
4. relazioni regionali e internazionali
5. risoluzione del conflitto e riconciliazione
6. violazioni dei diritti umani
Hanno partecipato alla conferenza accanto ai capi delle diverse fazioni e ai tecnici anche rappresentanti di diverse Ong impegnate nella ricostruzione dello Stato e soprattutto nello sviluppo e nella tutela dei diritti umani.
SITUAZIONE ATTUALE:
I riferimenti ideologici che legittimavano l'élite della seconda Repubblica quali erano nazionalismo, pansomalismo, socialismo ed Islam, sono stati sostituiti dal "clanismo" in cui vengono ravvisati i coefficienti primari di identificazione e di attribuzione dei lealismi individuali e comunitari.
Dal 1991 ad oggi si sono
succedute diverse Conferenze per ristabilire l'ordine in Somalia, nonostante ciò
il governo transitorio non riesce a controllare nemmeno la capitale Mogadiscio e
recentemente (31 marzo 2002) è stata annunciata la formazione di un nuovo Stato
indipendente nel Sud-ovest nella regione di Bay e Gedo. Le proposte di quasi
tutte le fazioni hanno come base la rifondazione dello Stato in chiave
decentrata e federalista, con lo scopo di istituzionalizzare la parcellizzazione
dell'assetto precedente, ma questo tipo di federalismo si risolverebbe in ultima
analisi in una moltiplicazione di centri di potere più circoscritti ma analoghi
nella loro natura a quello della precedente Repubblica.
Dopo l'attentato alle Torri Gemelle a New York, l'11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno ritirato il loro appoggio alla Somalia identificandola come un possibile bersaglio di operazioni antiterrorismo. Al-Itihad, un gruppo islamico con base in Somalia, è stato incluso in una lista di organizzazioni dichiarate fuorilegge compilata dal governo statunitense.
LO STATO DI DIRITTO:
Nel Somaliland attivisti dei diritti umani hanno continuato a riferire di detenzioni arbitrarie, processi iniqui, condizioni carcerarie inadeguate e casi di tortura e uccisioni illegali da parte della polizia.
A Mogadiscio è in corso
un processo volto ad introdurre i tribunali islamici, instaurati
dai leader delle fazioni, nel sistema giudiziario nazionale; tali
tribunali hanno già emesso diverse condanne a morte.
La libertà di espressione dei singoli cittadini e dei mezzi di informazione di massa è fortemente limitata, decine di giornalisti e altre persone sono state arrestate e detenute senza accusa per giorni.
LA CONDIZIONE UMANITARIA:
Da più di un decennio la popolazione della Somalia è vittima dei combattimenti tra clan rivali e fazioni: centinaia di civili sono stati uccisi in attacchi durante i quali è stato fatto un uso indiscriminato della forza. Gli scontri sono concentrati soprattutto nella parte meridionale dello Stato e, in particolare, nella capitale Mogadiscio, dove recentemente (maggio – luglio 2001) decine di civili sono stati uccisi indiscriminatamente durante gli scontri tra clan rivali e fazioni; nel solo mese di ottobre 2001 una trentina di persone sono state vittime degli scontri tra forze governative e milizie collegate alle fazioni politiche. Durante tali scontri non sono mancati rapimenti, detenzioni nonché torture e maltrattamenti di prigionieri. Principali vittime delle reciproche violenze delle parti opposte sono state le donne e le minoranze particolarmente esposte agli abusi; nessuna delle fazioni ha, infatti, rispettato i principi del diritto umanitario internazionale che regolano la condotta dei conflitti armati e la protezione dei civili.
È importante evidenziare che nel momento peggiore della crisi umanitaria in Somalia, rimasero nello Stato solo il Comitato internazionale della Croce Rossa, le agenzie dell'Onu come il Programma alimentare mondiale e l'Unicef , che hanno svolto un ruolo di rilievo nella forniture di generi di prima necessità assieme con un gran numero di ONG.
LA DIASPORA SOMALA:
È solo negli anni Settanta che la popolazione della Somalia conosce il fenomeno dell'emigrazione per motivi economici e per le politiche del governo, ma è soprattutto con la guerra dell'Ogaden intrapresa nel 1977 contro l'Etiopia che si assiste ad un vero e proprio esodo.
Nel 1988 le forze governative bombardarono Hargeisa e Burao (nel Nord - ovest) uccidendo circa 50.000 persone e provocando un nuovo massiccio esodo: circa 365.000 somali si rifugiarono in Etiopia, mentre altri 60.000 divennero sfollati.
Con la fine del regime di Siad Barre la situazione umanitaria peggiorò notevolmente: le rappresaglie fra clan furono all'ordine del giorno ciò che provoco esodi interni di grandi dimensioni.
La siccità e la carestia portarono ulteriori sconvolgimenti cosicché, a metà del 1992, si contavano circa 2 milioni di esuli; di essi circa 400.000 si erano rifugiati in Etiopia e oltre 200.000 in Kenya.
La guerra civile in Somalia ha causato la nascita di una diaspora di grandi proporzioni. Ai lavoratori migranti, residenti soprattutto nei Paesi del golfo ed in Europa occidentale si sono presto aggiunti i rifugiati; oltre ai rifugiati fuggiti nello Yemen, a Gibuti e in Libia, esistono attualmente comunità somale saldamente impiantate in Nord America ed in Europa, in particolare nelle principali città britanniche per il passato legame coloniale.
I
nuovi mezzi di informazione di massa facilitano oggi le comunicazioni tra i
membri della diaspora somala tra loro e con i somali rimasti nella madrepatria.
La creazione di numerosi siti web ha permesso ai somali di sondare la loro
mutata concezione della patria e le
nuove esigenze e possibilità della vita della diaspora. Le consistenti rimesse
di centinaia di milioni di dollari l'anno da parte della diaspora hanno evitato,
negli ultimi anni, il tracollo dell'economia nazionale. In particolare è
interessante notare che il potente sistema dei clan, che negli anni Novanta ha
diviso i somali e provocato la morte di centinaia di migliaia di persone, si è
nel contempo rivelato fonte di unità e di forza dando origine ad una rete
internazionale di agenzie bancarie specializzate nelle rimesse degli emigranti.
In Italia, il decreto del Ministero degli Esteri del 9 settembre 1992 riconosceva la peculiarità della situazione in cui versavano i cittadini somali a causa della situazione interna del Paese e richiamava la specialità delle relazioni tra Italia e Somalia. Su questi presupposti stabiliva che tutti i cittadini somali presenti sul territorio italiano avrebbero avuto diritto ad un permesso di soggiorno per lavoro e studio , se non riconosciuti rifugiati.
Successivamente,
il decreto del Ministero degli Esteri del 1°
febbraio 1999 stabiliva il venire meno del carattere di eccezionalità della
situazione somala, abrogando il decreto del 1992 e annullando la validità di
tutti i passaporti somali emessi o rinnovati dopo il 31 gennaio 1991. Questo
decreto, nella sostanza, riservava ai cittadini somali un trattamento giuridico
peggiore di quello previsto per qualsiasi altro cittadino di Paese non
comunitario. Infatti, da quel momento, i cittadini somali senza permesso di
soggiorno presenti in Italia dovevano rassegnarsi alla clandestinità, senza
ovviamente poter tornare nel Paese di origine. Allo stesso tempo, i somali che
avrebbero avuto diritto ad entrare in Italia (per ricongiungimento, lavoro,
studio, ecc.) non potevano ottenere il visto di ingresso, in quanto
impossibilitati a dimostrare la
propria identità.
Il
decreto del Ministero degli Esteri del 1° settembre 2000 cercava di
riparare qualche danno in materia di ricongiungimenti familiari,
elencando una serie di documenti da cui potevano essere tratti elementi utili
alla identificazione delle persone per la concessione dei visti. Purtroppo i
risultati sono stati pressoché nulli per l’impossibilità
di produrre i documenti
elencati.
Il
CIR ed il Forum Italia Somalia si sono battuti e si stanno battendo perché
cessi questa discriminazione nei confronti dei cittadini somali. Il Forum Italia
Somalia ha anche presentato proposte di intervento normativo.
Attualmente ai somali a cui non è stato rinnovato il permesso di soggiorno per motivi umanitari non viene garantita alcun tipo di protezione, trovandosi così in una condizione di totale precarietà, privi di qualsiasi assistenza. Nonostante ciò negli ultimi anni si stanno moltiplicando le iniziative volte alla costruzione di una rete di comunità e di associazioni somale a livello nazionale per favorire non solo i cittadini somali residenti in Italia, ma anche la ricostruzione della Somalia.
Amnesty International, 2003, Rapporto Annuale 2003, Edizioni della Meridiana, Firenze
Caritas, 2002, Immigrazione Dossier Statistico 2002, Nuova Anterem
Cir, 2001, CIR NOTIZIE – Speciale Somalia Gennaio 2001 Anno X n.1
Cir, 2002, CIR NOTIZIE – Giugno 2002 Anno XI n. 6
Cordellier S. (a cura di), 2001, Dizionario di storia e geopolitica del XX secolo, Bruno Mondadori
Istituto Geografico De Agostini, 2002, Calendario Atlante De Agostini 2003, Novara
Unhcr, 2000, I rifugiati nel mondo - cinquant'anni di azione umanitaria 2000
Siti Internet consultati
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Per
ulteriori informazioni: UFFICIO STAMPA CIR - Consiglio Italiano per i Rifugiati