SUDAN

Forma di Governo: Repubblica Presidenziale di 26 Stati federali
Capitale: Kartoum
Superficie: 2.505.813 Kmq
Densità: 13 ab./km
Popolazione: 29,8 milioni (al 2000)
Religione: musulmani (70%), cristiani (10%), tradizionali (20%
Lingua: 132 idiomi; arabo (lingua ufficiale); inglese (nelle scuole)
Altre città: al﷓Qadarif, Gedaref, Karthoum Nord, Nyala, Omdurman, Port Sudan
Unità monetaria: dinaro sudanese

CONFINI E TERRITORIO

Il Sudan confina a Nord con l'Egitto; a Est con l'Eritrea e l'Etiopia; a Sud‑est con il Kenya; a Sud con l'Uganda e la Repubblica Democratica Del Congo; a Ovest con il Ciad e la Rep. Centro africana; a Nord Ovet con la Libia; a Nord‑est si affaccia sul Mar Rosso.

Il territorio, caratterizzato dalle aree desertiche della Nubia a Nord e da distese paludose e stagni a Sud, ha la forma di una conca. Il clima è caldissimo.

POPOLAZIONE

Il gruppo etnico prevalente è costituito dagli Arabi (49%), seguito dai Dinka (11 %), Nuba (8%), Beja (6%) e Azande (2,7%).

Vi è una netta maggioranza della popolazione rurale (oltre il 70%), rispetto a quella urbana (24,6% al '95). Nelle regioni settentrionali vivono principalmente gli arabi di religione musulmana; nelle aree desertiche del nord‑est, i nomadi beja; nel sud, gruppi di cristiani o animasti, divisi in etnie, tra cui dinka e nuer.

Il tasso di natalità è molto elevato (pari al 41,15, nel '96), contro un indice di mortalità pari all'1 1,5%. Tuttavia, risulta drammatico l'indice di mortalità infantile (76%). La speranza di vita per gli uomini è di 54 anni e di 56 per le donne. Il 47% della popolazione (dati al 2000) è analfabeta.

CENNI STORICI

Resosi indipendente dalla dominazione anglo‑egiziana nel 1956, sottomesso alle dittature del gen. Ferik Ibrahim Abboud (1958‑64) e del generale Jafaar el Nimeiry (1969‑85), nel 1989, con un colpo di Stato, il Sudan torna sotto il regime militare del Consiglio del comando rivoluzionario, poi trasformato a tutti gli effetti in governo civile. Il regime, di orientamento islamico fondamentalista, è controllato dal Fronte nazionale islamico di Hassan‑al‑Turabi. Le aree meridionali, prevalentemente cristiane, sono teatro da molti anni di una guerra per l'autonomia e l'abrogazione della legge islamica, capitanata dal movimento Anya Nya, fino al '72, e dallo SPLA (Esercito popolare di liberazione del Sudan), dal 1983. La divisione in 26 Stati federali è in vigore dal 1994.

SITUAZIONE ATTUALE

Il resoconto della guerra civile ‑ ancora in atto ‑ al 2000 (Rapporto Annuale 2001 di Amnesty Intemetional) è di 2 milioni di morti e di 4,5 milioni di sfollati. Le parti in conflitto dall'83 sono, da una parte, quelle governative, cui partecipano le milizie regolari, di difesa popolare ed i gruppi militari dei murahaleen; dall'altra, l'Esercito di liberazione sudanese (Spla) ed altre milizie alleate.

La lotta per il controllo del petrolio ha avuto un ruolo fondamentale nella determinazione del conflitto. Parallelamente, si sta consumando un altro conflitto tra le milizie alleate col governo o lo Spla. Il governo ha sostenuto, anche con le armi, le lotte tra fazioni. Da luglio del 2000 è interrotto il cessate il fuoco per gli aiuti umanitari. Lo stato di emergenza continua. A dicembre 2000, le elezioni politiche hanno confermato la vittoria del presidente Omar‑al‑Bashir, già al potere dall'89. Numerosi arresti di giornalisti, oppositori politici, promotori dei diritti umani si sono verificati nell'imminenza delle elezioni, che, secondo l'opinione diffusa presentavano gravi irregolarità.

LA CONDIZIONE UMANITARIA

Oltre 500 mila persone avrebbero richiesto asilo all'estero. Gli scontri, soprattutto quelli tra fazioni, hanno portato gravi distruzioni ed accresciuto la povertà. Decine di migliaia di persone, terrorizzate da bombardamenti, esecuzioni e torture, hanno dovuto abbandonare le loro case, nell'area del Nilo superiore, ricca di giacimenti petroliferi, dove sono state dispiegate forze armate per la protezione dei pozzi di petrolio ed i possedimenti dei civili sono stati bruciati per impedire loro di tornare. I bombardamenti continuano nel Sud del paese, colpendo numerosi obiettivi civili, anche in altre zone, quali l'Equatoria orientale, il Nilo superiore e il Nilo Blu Meridionale.

Donne e uomini hanno l'obbligo di arruolarsi nelle forze armate ed esistono numerose prove di sfruttamento di bambini soldato da parte delle diverse fazioni in conflitto. Esistono documenti riguardanti bambini addirittura rapiti a tale scopo.

Altre piaghe denunciate, ma sempre negate dal governo, sono la schiavitù, anche di tipo sessuale, torture e maltrattamenti, amputazioni, stupri e violenze sulle donne da parte delle milizie governative e di opposizione. Numerose sono le restrizioni ai diritti delle donne, tra cui il divieto di lavorare nei luoghi pubblici. Nel 2000, la proteste di studenti e difensori dei diritti umani hanno subito forti intimidazioni. Molti studenti sono stati arrestati e torturati.