Trattenimento

TRATTENIMENTO

Nel 2015  si è registrato un flusso migratorio senza precedenti verso l’Europa, con la Grecia e l’Italia che hanno rappresentato i principali punti di ingresso per i richiedenti asilo: 1.032.408 rifugiati e migranti sono arrivati sulle coste europee (dati UNHCR).

La risposta che l’Europa ha dato alla cosiddetta “crisi dei rifugiati” è stata l’Agenda europea sulla migrazione che girava intorno a 2 principi fondamentali: l’approccio “hotspot” e il programma di “relocation”.

Per approccio hotspotsi intende il modello di supporto operativo introdotto dalla Commissione europea per identificare, registrare, rilevare in tempi rapidi le impronte digitali dei migranti che arrivano in Italia e Grecia. Il metodo di lavoro prevede che le autorità italiane, il personale sanitario e le organizzazioni internazionali e non governative lavorino in cooperazione con i team europei di supporto quali Frontex, Europol, EASO (Ufficio europeo di supporto per l’Asilo). L’obiettivo era adottare una procedura standardizzata per permettere una gestione rapida ed efficiente degli arrivi, attraverso l’identificazione e il foto-segnalamento di tutti i migranti in arrivo sulle coste.

Gli Hotspot sono regolati dalle Standard Operating Procedures (SOP) adottate dal Ministero dell’Interno nel marzo 2016 e dalla circolare del Dipartimento delle Libertà Civili e Immigrazione del gennaio 2016 al fine di conferire maggiore coerenza e organicità alle diverse prassi implementate nei vari hotspot italiani. Si tratta, tuttavia, di procedure operative e non di una norma.  Sin dai primi mesi dell’approccio Hotspot, le pratiche introdotte hanno portato a situazioni di detenzione di fattonei confronti di richiedenti asilo e migranti al fine di facilitare le procedure di identificazione e di rilevamento delle impronte digitali.

La detenzione di fatto all’interno degli Hotspot può essere considerata una conseguenza della politica dell’UE che, concentrandosi sul garantire la rigidità e il pieno rispetto del sistema di Dublino, ha messo sotto pressione l’Italia e la Grecia (criticate per il basso tasso di identificazioni e foto-segnalamenti dei migranti) per adottare misure, compresa la coercizione, per obbligare i migranti a fornire le loro impronte digitali.

Inoltre, nel 2017, la Commissione europea ha indotto gli Stati membri lungo le frontiere esterne dell’UE a considerare il rifiuto di fornire le impronte digitali come un “rischio di fuga” formale, aggiungendo così un nuovo criterio per la detenzione amministrativa. Tale raccomandazione è stata adottata nella nuova legge n.46 / 17.  Questa legge mira ad aumentare anche il numero di CPR in tutta Italia (uno per regione). Di conseguenza, la capacità complessiva del sistema di detenzione amministrativa per migranti in Italia dovrebbe raggiungere 1600 posti, rispetto ai 538 attualmente disponibili.

Ulteriori inasprimenti per quanto riguarda il trattenimento amministrativo di migranti e richiedenti asilo sono stati introdotti dalla c.d. Legge Sicurezza che:

  1. Ha prolungato la durata del trattenimento presso i CPR dello straniero destinato al rimpatrio da 90 a 180 giorni.Bisogna sottolineare che secondo i dati “storici” disponibili l’efficacia del sistema di trattenimento e rimpatrio non sembra direttamente correlata con l’estensione dei termini massimi di permanenza.
  2. Ha introdotto una nuova ipotesi di trattenimento dei richiedente asilo ai soli fini identificativiche rischia di amplificare ulteriormente la prassi della detenzione amministrativa, verso una categoria potenzialmente vulnerabile come quella dei richiedenti asilo. I termini di durata massima che possono infatti arrivare fino a 210 giorni di detenzione solo per identificare persone che non hanno commesso alcun reato.
  3. L’ampliamento dei luoghi di trattenimento per lo straniero da rimpatriare che adesso potranno includere anche ‘strutture idonee nella disponibilità dell’Autorità di pubblica sicurezza’. Preoccupa molto questa militarizzazione contraria ai principi costituzionali e alla storia e alla cultura di questo Paese che si presta a un’applicazione del tutto arbitraria e che a causa dell’indeterminatezza stessa di questi luoghi di trattenimento può fare venire meno la possibilità di controllo.

La combinazione dell’Approccio Hotspot e i cambiamenti nel quadro legislativo per la detenzione amministrativa possono essere considerati una risposta alla pressione politica europea e alla necessità di controlli alle frontiere sollevati dalla società e dall’elettorato italiano. Non certo una risposta ai bisogni di protezione di richiedenti asilo e rifugiati, né uno strumento che migliori la gestione delle migrazioni.

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