TURCHIA
| Forma di Governo: | Repubblica |
| Presidente: | Ahmet Sezer |
| Superficie: | 779 452 kmq |
| Capitale: | Ankara |
| Popolazione: | 67 milioni |
| Moneta: | lira turca (100 kurus) |
| Religione: | Musulmani sunniti: (80%) Musulmani sciiti: (19,8 %) Cristiani: (0,2 %) |
| Altre città: | Istanbul, Izmir, Adana, Antalya, Bursa |
Confini e territorio
La Turchia confina a Nord-Est con la Georgia, a Est con
l'Armenia e l'Iran, a Sud-Est con l'Iraq e la Siria, e a Nord-Ovest, sul
continente europeo, con la Grecia e la Bulgaria. Si affaccia a Nord sul Mar
Nero, a Sud-Ovest sul Mar Mediterraneo e a Ovest sul Mar Egeo.
Il territorio della Turchia europea si estende sul settore orientale della
Tracia ed è separato da quello asiatico dal Mar di Marmara, ai cui estremi si
aprono gli stretti dei Dardanelli e del Bosforo.
La Turchia Asiatica si estende sull'Anatolia: è costituita da un vasto
altopiano attraversato da numerose catene e delimitato a Nord dai monti del
Ponto e a Sud da quelli del Tauro.
I fiumi principali sono il Kizilimark e lo Yesilirmak, che si gettano nel Mar
Nero, il Tigri e l'Eufrate, diretti al Golfo Arabico e il Meandro che sfocia
nell'Egeo. Numerosi i laghi, perlopiù salati, come quelli di Van e Tuz.
POPOLAZIONE
La composizione etnica della Turchia è cosituita dall'85% di Turchi, dall'11%
di Curdi, dall'1,5% di Arabi, da altri 1,8%. Il tasso di natalità è piuttosto
sostenuto (21,8%); molto forte è stata l'emigrazione verso l'Europa occidentale
(soprattutto in Germania) e verso i paesi arabi (Arabia Saudita e Libia).
La minoranza curda, insediata nei territori al confine con Iran e Iraq, è
ricorsa a una crescente emigrazione per sottrarsi alla repressione del governo
di Ankara. L'unico diritto riconosciuto ai curdi in quanto minoranza è l'uso,
esclusivamente in privato, della propria lingua dal 1991.
CENNI STORICI
Agli inizi del XX secolo le potenze europee si gettarono sull'impero ottomano
ormai in frantumi, mentre la Turchia cercò invano di modernizzare e consolidare
quello che rimaneva, ma la situazione del paese peggiorò nuovamente con la
decisione di entrare in guerra insieme alla Germania. Con i trattati di pace del
1919-20, gli Alleati disgregarono la Turchia.
Convinto della necessità di un nuovo governo che prendesse le redini del paese,
Mustafa Kemal, generale ottomano, organizzò la resistenza e si mise a capo del
movimento. La guerra d'indipendenza durò dal 1920 al 1922 e terminò con una
faticosa vittoria turca e con l'abolizione del sultanato. Mustafa Kemal (detto
Atatürk, "padre turco") diede il via all'impegnativo programma di
ricostruzione della società turca. Negli anni in cui rimase al potere, fino al
1938, fu redatta la costituzione, furono aboliti la poligamia e il fez, simbolo
dell'arretratezza ottomana, fu soppressa la religione di stato, si estese alle
donne il suffragio e il diritto di eleggibilità.
Il successore di Atatürk, Ismet Inönü, riuscì a fatica a tenere la Turchia
fuori dalla seconda guerra mondiale e a garantire il passaggio verso la
democrazia. Nel 1950 il Partito Democratico prese il potere, ma nel 1960 fu
ridimensionato dai militari, che giudicarono l'azione autocratica del governo
una violazione della costituzione. Nel 1980 le lotte politiche e il malcontento
civile bloccarono il paese. I gruppi di estrema destra e di estrema sinistra
furono responsabili di stragi e di devastazioni, appoggiate da fanatici islamici
e dai Sovietici. I maggiori partiti di centro erano intanto paralizzati e non
riuscivano neanche a eleggere il presidente. I militari intervennero nuovamente,
ma risanarono la situazione a modo loro, passando sopra, talvolta, ai diritti
umani.
Il capo del governo militare, il generale Kenan Evren diventò il nuovo
presidente della Turchia. Alle elezioni del 1983 vinse il partito di
centro-destra guidato da Turgut Özal, che diede l'avvio a un boom economico
destinato a durare fino all'inizio degli anni '90. La morte di Turgut Özal ha
privato nel 1993 la politica turca di una forza in grado di garantire stabilità
e progresso. Negli ultimi anni ci sono state traballanti coalizioni di governo
tra gruppi di improbabile compatibilità e sono rinati i movimenti della destra
religiosa.
Alla metà degli anni '90 si apre per il Paese una nuova fase politica volta
all'entrata nell'Unione Europea che provoca però alcune tensioni interne
collegate al cosiddetto fondamentalismo islamico e impone alcune scelte, come la
soluzione del problema curdo e la tutela dei diritti umani.
SITUAZIONE ATTUALE
Nel mese di marzo 2002 la Turchia ha delineato un programma nazionale di riforme
per raggiungere le condizioni stabilite nel dicembre 2000 affinchè possano
avere inizio le trattative per l'adesione all'Unione Europea. La Turchia ha
deciso di dare priorità alla revisione della Costituzione del 1982, adottata
quando il paese era governato dai militari. Sebbene alcune restrizioni in
materia di diritti fondamentali siano state cancellate, altre ne sono state
introdotte, rendendo difficile al paese ottemperare agli obblighi internazionali
assunti.
Il conflitto armato tra le forze governative e il Partito dei lavoratori del
Kurdistan (Pkk) è di fatto terminato nel 1999, ma vi sono stati ancora alcuni
scontri fra l'esercito turco e i gruppi del Pkk. La repressione dei partiti
politici e delle organizzazioni nel sud- est del paese, abitato principalmente
da curdi, è continuata. Numerosi rappresentanti del Partito popolare
democratico (Hadep), legalmente riconosciuto e di orientamento filo-curdo, sono
stati arrestati e posti sotto processo. Le persone sono state limitate
nell'espressione pubblica della loro identità curda. Dimostrazioni, riunioni ed
altri eventi pubblici sono stati vietati, in modo particolare dopo gli attacchi
dell'11 settembre negli USA. Numerose stazioni radio e televisive sono state
temporaneamente chiuse. Il partito islamico Fazilet (Partito delle virtù) è
stato messo al bando lo scorso giugno.
LA CONDIZIONE UMANITARIA
La pressione sui difensori dei diritti umani è aumentata ed essi hanno
continuato a subire minacce di morte, arresti e vessazioni; vari uffici di
organizzazioni umanitarie sono stati chiusi. Molte persone sono state
imprigionate per aver esercitato il diritto alla libertà di espressione,
specialmente quando hanno espresso opinioni sulla questione curda, sulle
prigioni di tipo F (v. Carceri di massima di sicurezza) o sul ruolo dell'Islam.
La tortura in detenzione ha continuato ad essere diffusa ed è stata praticata
ampiamente, mentre raramente i responsabili sono stati sottoposti a regolare
processo.
Tortura: La tortura continua ad essere pratica diffusa e sistematica. Molte
vittime sono attivisti politici, in particolare sostenitori di gruppi di
sinistra, filocurdi o di matrice islamica. Malgrado le intimidazioni e il timore
di rappresaglie, numerose denuncie di tortura sono state fatte da persone
arrestate per reati comuni. Tra le vittime di tortura e maltrattamenti si
contano anche abitanti di villaggi curdi e familiari di attivisti politici e
sindacalisti.
Carceri di massima. sicurezza:
I carceri di tipo "F (detti anche Stammhein o carcere di annientamento)
devono, nelle intenzioni governative, sostituire i precedenti penitenziari di
tipo "E", introdotti con il colpo di stato del 1980, che sebbene
fossero già dei carceri speciali permettevano un'ampia socialità e
solidarietà tra i detenuti, i quali venivano spesso rinchiusi in camerate che
potevano contenere fino a duecento prigionieri. Queste strutture anche se
sovraffollate e con scarsissime condizioni igieniche e sanitarie consentivano
tuttavia ai prigionieri politici di mantenere salda la propria identità
collettiva e li rendeva meno vulnerabili nei confronti delle guardie carcerarie
abituate/addestrate ad ogni forma di sopruso. I nuovi carceri speciali sono
dotati di celle da uno a tre posti, hanno il passeggio davanti alla cella e non
prevedono alcun contatto nè visivo né fisico con gli/le altre detenute,
esponendo i/le recluse a tutte le più distruttive pratiche di tortura
praticabili in regime di isolamento, in primis la deprivazione sensoriale . La
sorveglianza non è più affidata alla "normale" custodia ma viene
direttamente gestita dai militari.
Il peggioramento delle condizioni delle prigioni turche e i problemi relativi
hanno continuato ad essere, per tutto il 2002, argomento di intenso dibattito.
Le autorità hanno proseguito nella costruzione di 11 centri di detenzione di
tipo F.
Alla fine del 2002, 42 persone erano morte a causa dello sciopero della fame
indetto contro l'adozione di questo tipo di carceri.
Stupro durante la detenzione: Nel corso del 2002 sono giunte notizie di stupri e
aggressioni a sfondo sessuale da parte di appartenenti alle forze dell'ordine.
Alla fine dell'anno 147 donne, 112 delle quali kurde si erano rivolte a un
progetto di assistenza legale creato a Istanbul nel 1997 al fine di portare i
colpevoli di questi reati davanti alla giustizia., Cinquantuno di esse hanno
dichiarato di essere state stuprate, le altre hanno segnalato altre forme di
tortura a sfondo sessuale. In base al Rapporto Amnesty 2002, i sospetti
torturatori erano in maggioranza agenti di polizia, anche se sono stati
egualmente denunciati membri della gendarmeria, soldati e guardie di villaggio.
Soltanto uno fra questi è stato condannato.
LA QUESTIONE CURDA
Quello kurdo è il popolo senza terra più numeroso del pianeta: 30 milioni di
persone che vivono in un'area (da loro chiamata Kurdistan) che si estende in
Turchia, Iraq, Iran, Armenia e Siria. La maggior parte dei kurdi (12 milioni) è
comunque concentrata nel territorio della Turchia orientale. Qui essi combattono
dal 1920 per il riconoscimento del loro diritto di autodeterminazione. La lotta
si è intensificata da quando, nel 1974, i kurdi turchi si sono organizzati nel
Partito del Lavoratori del Kurdistan (PKK). Da allora l'esercito di Ankara,
appoggiato anche da alcuni Paesi dell'Occidente, ha intrapreso un vero e proprio
genocidio teso alla eliminazione culturale e fisica del popolo kurdo. I continui
bombardamenti aerei dei villaggi kurdi hanno provocato finora 35mila morti e 3
milioni di rifugiati. La repressione politica contro il PKK ha le dimensioni di
10mila prigionieri politici (compreso il leader del partito Ocalan). Lo scorso
anno il PKK ha ritirato la maggior parte dei suoi combattenti dalla Turchia
annunciando la fine dei combattimenti nel sud-est del Paese. Ma il governo di
Ankara ha rifiutato il cessate il fuoco dicendo di voler continuare a combattere
fino alla resa totale dei ribelli.
La repressione che ha colpito i kurdi, soprattutto in Turchia, e la ricerca di
lavoro nell'emigrazione hanno determinato d'altra parte una diaspora kurda, che
si è accentuata negli ultimi decenni. Ciò ha portato circa metà della
popolazione kurda mondiale a vivere fuori dal Kurdistan, soprattutto in
Germania.
BIBLIOGRAFIA:
Amnesty International, Rapporto 2002
Amnesty International, Rapporto 2001
Biagini Antonello, Storia della Turchia contemporanea, Bompiani, 2002
Marinelli Luca - Mastrolillo Massimo, Kurdi: un popolo in esilio, 1999
Siti consultati:
www.amnesty.it
www.malamente.com/massimo/cronache_globali/turchia.htm
www.turkey.org
www.gfbv.it/3dossier/kurdi/conclu.html
www.ispionline.it
www.unhcr.ch
www.movimondo.org
www.warnews.it